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Il Miglior Regalo per la Festa della Mamma

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abbraccio mammaPer la festa della mamma, quando si è piccoli, è facile trovare un regalo: si inizia con lo scarabocchio (se papá ha un minimo di iniziativa) per poi passare al disegnino, al ritratto, ai fiori, alla maglietta….e via, via si passano in rassegna le mille possibilitá che il mercato offre. Lo si fa sempre con estremo amore.

Succede poi che anche tu diventi mamma e allora tutto si capovolge. Mentre ti emozioni per il primo scarabocchio che ricevi, inzi a ragionare su cosa regalare alla tua di mamma e quindi pensi a quello che vorresti che i tuoi figli ti regalassero quando saranno grandi. Le uniche opzioni che mi vengono in mente sono tutte impossibili da acquistare…

Quando saró una mamma “grande” credo vorró che i miei cuccioli con la barba mi regalassero solo le seguenti cose:

– se saranno lontani, un’intera giornata totalmente dedicata a noi
– se vivranno vicini a me, un’intera giornata dedicata solo a noi
– se saranno sposati, un’intera giornata solo per me.

In poche parole, dopo tanti anni di regali, solo in questi ultimi mi sono resa conto che per una mamma il vero ed unico regalo è il tempo passato insieme e l’avvolgente abbraccio – lungo e profumato – del proprio cucciolo. Una sorta di ritorno embrionale all’uno, all’indivisibile noi .

Tanti auguri a tutte noi!

CUORE DI MAMMA…E DI NONNA

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gustav_klimt_9Pochi giorni fa mi ha scritto NONNADIETROILVETRO e allora mi sono tuffata nel suo delizioso blog alla ricerca di un punto di vista diverso. Io sono una mamma che vive all’estero lontana dalla famiglia, lei una nonna che vive in Italia, lontana da figlia e nipotina. Leggendo i suoi post che sono delle squisite pillole di amore, non ho potuto non riflettere su un paio di aspetti:
una mamma è sempre mamma, anche quando passano gli anni ed i figli sono grandi e totalmente indipendenti (aspetto che si traduce alla perfezione nelle descrizioni/racconti di Nonnadietroilvetro)
una mamma, se è nonna, è ancora piú Mamma anzi, mamma al quadrato.

E allora non posso non pensare alla mia di mamma…Una donna che si è avvicinata al computer ed internet solo per imparare a vederci e sentirici via Skype; che si è fatta il suo corso d’informatica solo per riuscire in questa missione e che ora, dall’alto della sua competenza, deve comunque aspettare giorni e a volte settimane prima di riuscire a vederci online. La colpa è sempre mia che, tra impegni vari e gemelli indiposti, non le posso garantire i contatti che vorrebbe. Leggi il resto di questa voce

SCELTA DEL NOME? IN SPAGNA È UN PROBLEMA CHE NON ESISTE

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imagesIn questi giorni, la famiglia spagnola, è in trepida agitazione per l’imminente arrivo di un nuovo membro: il cuginetto numero tre di Ale e Leo. Allo stesso tempo, sul versante italiano, si attende l’arrivo dei figli di amici vari. Due scenari identici: gioa, attesa e future mamme con le caviglie gonfie e poca voglia di scherzare. Identici, ma dissimili per un unico elemento: il prbelma della scelta del nome del nascituro.
Scenario italiano:
“Hai scelto il nome?”
“Non ancora…a me piace X, ma a lui no”.
“mia mamma vuole ceh gli metta B, ma non sono sicura…”
“Se è femmina la chiamiamo X, altrimenti Y”
“Abbiamo cambiato: si chiamerá sicuramente R”
“No…R no!!!! a me ricorda tanto un antipaticissimo compagno di scuola…dai, è un nome che porta male!”
“Anche a Lella non piace molto, ma a noi piace un sacco!”

Scenario Spagnolo:
Alla 25 settimana, scoperto il sesso del bambino, ci dicono “si chiamerá Alberto”. Punto.

Non capite vero?
Il fatto è il segunete: il Italia il nome si sceglie, in Spagna, anche se in maniera piú o meno inconsapevole, vienie invece imposto dall’albero genealogico. Sí, proprio dall’albero…perchè se stai per avere un maschio, allora al 90% dei casi gli metterai lo stesso nome del padre o alla peggio quello de nonno o dello zio. Lo stesso vale per le femmine: mamma, nonna, zia o bisononna.
Ne deriva che quí non esiste l’effetto sorpresa o quello, ancora piú bello, di far divenire un nome “estraneo” tanto familiare nel giro di poche settimane.

Per chi non ci avesse ancora pensato, ecco quindi svelato il motivo per il quale, se ci pensate, vi vengono in mente diversi nomi propri spagnoli e pochi francesi, tedeschi, inglesi, ecc… Non è che non si sappiano, solo che quelli spagnoli sono sempre uguali, gli stessi e quindi li sentiamo piú frequentemente.

Prima che le mie cognate rimanessero incinte, io giá sapevo quali sarebbero stati i nomi dei loro figli (so anche quelli dei bambini che devono ancora concepire). Nella famiglia di Raffa per esempio ci sono: Leggi il resto di questa voce

UN PUZZLE A TRE PEZZI

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maternita-klimtLa sera li metto a letto, do loro qualche coccola, un appassionato bacione e poi esco. Aspetto ansiosa 5 minuti fino a quando sento la loro tenerissima vocina…”mammaaaa”. So giá cosa vogliono, ma rientro facendo la “dura”: “Cosa c’è! E`ora di dormire!” Ed è in quel momento che mi lascio prendere dal punto debole delle mamme: mailterprerare un evidente tentativo di “tirala per le lunghe”, come una disinteressata richiesta d’affetto.

Mi guardano, si spostano da un lato della culla e battendo con la manina sul materasso mi dicono “mamma coccole letto“. Ed è cosí che mamma rimbambita entra nella culla, si fa piccola e si raggomitola per stendersi al lato di due cuccioli profumati. Mi affernno con un braccio (pesanetemente gettato sul collo) mi stringono, mi annusano e sorridono furbescamente. Ogni tanto peró, intuisco il loro sentimento attraverso le occhiate piene di amore che mi lanciano ed i sorrisi che sono talmente genuini da sembrare quasi imbarazzati.

Ed é cosí che rimaniamo insieme, incastrati come tre pezzi di un puzzle.

È decisamente il momento piú bello della giornata.

ALE E LEO TRA SUSHI E CHOPSTICKS

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Primo shusi di Ale e Leo…un successo! Divorato tra le risate di mamma e papà che a causa della pronuncia di Ale non ce la facevano a mangiare i proprio pezzi…Avete presente Paprino che pronuncia la parola “sushi”? Uguale!!!

LETTERA DI PAPA’…”OPERAZIONE SFINTERE”

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ALESuccede che una mamma ogni tanto debba lasciare  i suoi cuccioli per una settimana e allora la vita in famiglia trascorre con ritmi ed abitudini leggermente diverse dove chi la fa (o deve) da padrone e’ (finalmente) il bravo papa’.
Succede anche che mamma sia una furbetta e se ne vada in viaggio di lavoro proprio la prima settimana di “addio al pannolinolasciando quindi nonni e papino in preda alle emergenze fisiologiche del piccolo Ale (sono furba, no? ahahahahah scuate ma se non ne aproffitto quando posso… 😉 )

Oggi sono ancora a Londra e prima di mettermi a lavorare mi leggo una mail di Raffa. Mi ha scritto un dolcissimo resoconto di come stia andando l’operazione sfintere. Vi lascio con un estratto della mail: la pubblico cosi” come me l’ha redatta il mio bellissimo maritino non ancora abilissimo a scrivere in italiano. Le immagini descritte, ed il modo di farlo, hanno dato una buona spinta al mio cludy and raining british day!
“I bimbi bene. Ieri siamo andati a fare un giretto in spiaggia, c’era il sole, ma sto fine settimana ha fatto freschetto… comunque bene, con le moto…insomma come il solito. Ale ormai chiede la pipi e ti dice “pipi water papa?”…. è bravo, e sempre che lo siedi la fa, e a volte approfita per mollare uno stronzetto dicendo “plof, papa, plof” (che carino) Leggi il resto di questa voce

GUERRA E PACE…DUE ANNI DOPO.

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bacino gemelliDue anni fa succedeva questo. 

Oggi guardo indietro e mi sembra di non ricordare piú nulla di questi ultimi 24 mesi. Ogni cosa è così veloce, confusa, stancante e piena di emozioni che cuore e cervello fanno fatica ad elaborare e memorizzare tutto quello che vorrei. Quei due shreckini che inermi mi sono sono stati messi tra le braccia l’11 febbraio 2011 oggi  mi sfuggono appena possono, vanno all’asilo, mangiano da soli, giocano, corrono, si prendono e mi prendono in giro, litigano, scarabocchiano, corrono in moto, mi abbracciano, mi baciano, mi sbavano e mi gridano frasi incomprensibili, pienissime di significato.

Quanti biberon avró dato in questi mesi?
Quanti pannolini avró cambiato?
Quanti baci avró spiaccicato sulle loro faccette?
Quante bue avró curato?
Quanti denti ho visto sbucare?
E quanti morsi mi sono stati regalati?
Quanti primi passi? Prime parole?
Quante volte siamo andati al parco?
Quanti pianti avró consolato?
Quante notti avró dormito? (questo lo so: pochissssssssssime)
Vorrei aver avuto le energie per annotare ogni singolo, insignificante e meraviglioso evento della vostra intensissima vita.

Oggi, 11 febbraio 2013, per commemorare le fatiche di un parto, i miei gemellini hanno escogitato il piano perfetto per passare soli soletti la giornata con mammina: ammalarsi = niente asilo. Febbre a 39.8, capricci, lacrime e strilli.

Tantissimi auguri amori miei, anch’io sono felicissima di passare sola soletta la giornata (intera) in vostra compagnia 😉

Adottare un bambino, esperienza 9 C’È CHI DEVE LASCIARE ANDARE PERCHÈ ALTRI POSSANO ACCOGLIERE

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ADOZIONIDopo un po’ di tempo pubblico un altro racconto dedicato all’adozione. Questa volta, l’elemento per me cruciale è dato dalla descrizione di quell’incontro che vedeva una famiglia pronta a ricevere che si contrapponeva ad una che, a malincuore, doveva invece lasciare andare il suo piccolo.Addis Abeba 16-02-11

Incontro con l’assistente sociale.
Scopriamo che sei nato e vissuto a Dessiè nel Tigray.
Scopriamo come si pronuncia esattamente il tuo nome.
Sei un bambino molto socievole,sempre pronto ad aiutare gli altri,sei estremamente sano, hai spirito d’iniziativa, sei consapevole. Adori ballare le danze tradizionali della tua terra.
Siamo molto fortunati,perchè sei un bambino veramente speciale.
Non do peso a queste ultime parole,lo diranno a tutti,penso,ma noto in lei una lieve emozione.
Lei parla in amarico, c’è una traduttrice dalle cui labbra pendiamo.
 
Ci conferma la sentenza in tribunale per domani mattina.
Domani pomeriggio ti incontreremo per la prima volta.
 
17-02-11
Mi indosso uno chemisier color fango con dei disegni astratti colorati di giallo come i piccoli bottoni che non riesco ad allacciare perchè mi tremano le mani.
 
In tribunale c’è il mondo diviso in due: quello che lascia, scuro nella pelle e nel volto, con la testa piegata dalla miseria, dalla stanchezza,dalla magrezza ed anche dalla vergogna e quello che accoglierà, quasi diafano perchè illuminato dalla imminente maternità e paternità. Il contrasto fra le due condizioni è una spina nel cuore per me che con mio marito occupo un piccolo angolo della affollatissima stanza e cerco di controllare il mio nervosismo e le lacrime che stanno invano cercando di attraversarmi le palpebre. Leggi il resto di questa voce

MAMMA BLOGGER? UNA MAMMA IN CARRIERA!

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Ecco…questo articolo dell’Internazionale mi/ci da una bella spinta in tema di autostima! Lo riporto dal sito www.internazionale.it magari puó essere d’ispirazione per qualche altra mamma annoiata di fare “solo” la mamma:

Come evitare gli sguardi di compassione che mi becco quando dico che di mestiere “faccio la mamma”? –Giulia

Mi dispiace, ma hanno ragione: non è più accettabile rispondere “faccio la mamma” quando basta un computer e una connessione a internet per intraprendere il mestiere più cool del momento: la mamma blogger. Cominciare è facile: dopo aver chiesto a qualcuno di aprirti un blog, scegli un nome. Come i parrucchieri, i blog delle mamme esigono il gioco di parole: progressione post partum, tutto su ’sta madre, mammopoli e via dicendo. L’importante è che il blog non faccia ridere, perché il tuo pubblico non ne ha nessuna voglia.”

(continua a leggere sul sito Internazionale.it) 

Adottare un bambino, esperienza n° 2 ECCO COME HO PARTORITO MIO FIGLIO

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adottare un bambino cineseEcco il secondo racconto delle Mamme di Figli che Nascono dal cuore. E’ stato scritto da una donna che preferisce firmarsi con lo pseudonimo di “Mammacanta“, la prima frase di senso compiuto pronunciata da sua figlio.

Ho desiderato mio figlio il giorno in cui, io e quello che ora è mio marito, ci siamo incontrati. L’ho desiderato alto come il papà, con i colori della mamma, con la praticità dell’uno e la creatività dell’altra, sarebbe stato ricciolino, certamente una femmina, bella, brava, divertente, matura. Ad ogni ciclo di fecondazione lei (la mia femmina bella e bionda) sembrava concretizzarsi, poi spariva. Ho ridisegnato mio figlio il giorno in cui, tra dolore e lacrime ho deciso che il mio corpo non poteva spegnersi per dare la vita, era una contraddizione troppo forte, l’ho ridisegnato asiatico, maschio o femmina….adesso non lo sapevo più.

Ho cercato mio figlio per molte notti…..cercando documenti, cercando di dormire prima di un colloquio con le assistenti sociali, cercando le risposte giuste prima di incontrare il giudice….l’ho cercato tanto!

Ho concepito mio figlio su un motorino, all’incrocio tra via Roma e via Gambalunga, il semaforo era rosso, tenevo lo zaino davanti per ripararmi la pancia dal freddo, era il 17 novembre, erano le 14.25, il mio telefonino ha squillato con quel “Ballo di San Vito” di Vinicio Capossela che mi rappresentava tanto negli ultimi anni, tarantolata, inquieta. Numero sconosciuto. “Pronto”, “Sono Barbara, la psicologa….” -ecco, abbiamo sbagliato un documento, ho pensato – “C’è un bambino per voi…” Poi più nulla, non ho capito quanti anni avesse, come si chiamasse, dove fosse….era cinese, questo lo sapevo (ma non dovevano essere tutte femmine e piccole?), era nelle liste speciali, ritardo psicomotorio…..e chi se ne frega, io nel ritardo psicomotorio ci sguazzo con il lavoro che faccio! Leggi il resto di questa voce