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Pezzi di Bambino: lo Sfogo

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indexUltimamente non si fa che leggere delle controindicazioni della messa online delle foto dei minori e la cosa mi tocca parecchio. Non tanto perchè io ho scelto (per una serie di ragioni che non vi sto ad elencare) di pubblicarne comunque qualcuna ma per “colpa” di quelli che invece decidono di non farlo.

Ogni posizione è rispettabilissima e non giudicabile e per questo mi astengo dal prendere una o l’altra posizione, ma vorrei solo far riflettere quegli amici o conoscenti similsocial che decidono di NON pubblicare foto dei figli ma  di riempirmi la bacheca di pezzi di bambino.

Scusate, ma non si puó vedere: mani che stringono mani, sorrisi a distanza piú che ravvicinata che quasi gli scrutiamo la prima carie, occhi singoli inquietanti, boccoli posteriori che a fatica si distinguono e a volte sembrano pezzi di pelo di animali piú svariati per non parlare dei bellissimi (certo) ma pur tutti uguali piedi da taglia 18 ed oltre.
Di un paio di amici ho davvero la collezione di foto che ritraggono il processo di crescita dei piedi del pupo ed ovviamente delle relative calzature colorate e supersimpatiche.

Ora, lo so che un paio di amici mi diranno “ma possiamo pubblicare quel che ci pare?“. Sí, fatelo pure…peró a me, questo puzzle di bambino mi annoia parecchio e soprattutto non ne capisco il senso: piedi, mani e parti varie sono tutte uguali se prese singolarmente e “staccate” dal contesto. Quando apro FB – visto che i miei amici sono tutti in fase riproduttiva – la bacheca sembra il mercato dei pezzi dei bambini…

Ora, detto questo, i vostri cuccioli, presi nel complesso, li adoro tutti ma… meno pippe mentali e piú coerenza.
Giornata acida, lo so 😉

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NO, NON SONO UNA MAMMA CHE PIANGE IL PRIMO GIORNO D’ASILO

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Ok, ci sono. Siamo tornati in Spagna dopo un luuuuuuungo mese di avventure: preparativi, matrimonio, feste, luna di miele, casa, amici, parenti, ecc….insomma, una bellissima pausa rigeneratrice. Ed ora? Si ritorna alla routine? NO!!!! Nessuno mi può capire fino in fondo, ma io sono super-iper-mega felice perché da oggi, martedì 18 settembre, Ale e Leo iniziano il nido! Sììììììììììììììììììììììì

Ripeto: nessuno può comprendere fino in fondo come io mi senta. Non fraintendetemi, adoro i miei gemellini e quando non ci sono mi mancano un sacco, MA…l’asilo è un’altra cosa! E’ avere mezza giornata per me, per dedicarmi alla ricerca di un lavoro, per respirare, riposare, fare le mie cose in santissima pace, sono 4 pannolini in meno da cambiare, la lotta per farli pranzare non riguarda più me e conseguentemente posso non passare i pavimenti dopo pranzo! Insomma, non avere nessuno che mi possa dare una mano ha reso questo anno e mezzo un pelino pesante e quindi ora, la maestra dell’asilo è “la cosa” più bella che mi potesse accadere! 

“Ale, Leo…sveglia! Sono solo le otto del mattino ma oggi ci dobbiamo svegliare presto!”
Non mi degnano di un respiro, continuano imperterriti a ronfare. Dopo cinque minuti di carezze e richiami, Ale apre finalmente un occhio, sorride e allunga le braccia. E’ la vittima numero 1.
“Vieni con mamma che oggi ti mette un vestito nuovo: la divisa dell’asilo!”
Lui si guarda contento, gli piace la scimmietta che ha stampata sulla pancia.
Idem con Leo che però, a differenza di Ale, continua a dire “Silo, silo” come avesse veramente capito dove dobbiamo andare.

Arriviamo all’entrata del coloratissimo Minimicos, orde di chiassosi bambini dai 9 mesi ai 3 anni sono accompagnati da genitori più o meno frettolosi. Vedo ciucci di ogni colore, dimensione e forma sbucare da ogni lato e poi codine, pannolini, passeggini….il caos degli under 3 mi ricorda vagamente la folla della metropolitana londinese delle 8 di mattina, di quando andavo a lavorare e attorno a me avevo gente di mille colori che facevano più o meno gli stessi assurdi movimenti dei bambini che ora mi circondano (chi si truccava in metro era uguale ad una bambina che oggi non la smette di toccarsi gli occhi saltellando; chi leggeva era uguale ai piccoli che piantano i piedi e si muovono al rallentatore mentre le madri li trascinano verso l’aula; chi stava a fissare il vuoto assomiglia ai bimbi che s’imbronciano e fanno finta di non vedere le maestre che li accolgono Leggi il resto di questa voce

AL MATRIMONIO CON LO SHOWMAN! Parte seconda

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(prima parte)

Oggi pomeriggio parto per il viaggio di nozzeeeee….biènnnnnnnnnn! Ma prima non posso non raccontarvi la seconda parte del mio matrimonio così quando sarò di ritrono non mi ritroverò con troppi arretrati 🙂

Eravamo rimasti alla partenza della sposa, direzione chiesa.
Ovviamente la mia macchina, capitanata dall’autista più bello del mondo (Simone Bertuz, futuro cognato) si avvia per ultima ma purtroppo non con il dovuto ritardo visto che, una volta arrivata nel piazzale della chiesa noto che gli ospiti sono ancora tutti belli ammassati all’entrata della navata principale. Premetto: gli italiani sono arrivati con le proprie auto mentre gli spagnoli sono stati caricati/ammassati in un autobus che da Conegliano (dove risiedevano) li ha portati direttamente a Bibano. L’arrivo degli iberici deve essere stato uno spasso per due ragioni:

1) si vestono in modo particolare in quanto, a differenza degli italiani sobrissimi prediliggono essere colarati e sfoggiare vistosi cappelli o piumaggi per la testa. Insomma, per le curiose vecchiette del paese riunitesi nel piazzale dev’essere stato spassoso vederli scendere uno a uno dal bus con facce divertite e tra schiamazzi che sembrano dialetto veneto ma non lo erano.

2) li avevo ingannati: loro credevano di arrivare a Venezia e invece “sbarcano”a Bibano (dovevo pur convincerli a venire alle nozze, no? Altrimenti povero Raffa :-)) Fatto sta che il centro del mio paesino rurale è ben lontano dagli sfarzi di piazza S. Marco e credo che lungo il tragitto i simpatici parenti se ne siano accorti…con la dovuta sorpresa.

Ad ogni modo, al mio arrivo me li vedo tutti lì che chiacchierano rumorosamente con gli italiani appena arrivati; tutti nel centro della navata, tutti intenti a presentarsi, squadrasi, commentarsi e chiaccherarsi e quindi POCO ATTENTI all’arrivo della sposa. Attendo in auto, sicuramente qualcuno mi vedrà e ordinerà le masse per permettere alla principessa di entrare con tutto il clamore e lo stupore che merita e invece……NO!!!! Nesuno mi vede ed io inizio a cuocermi in auto. Va beh, esco e MI FACCIO VEDERE! Si metteranno al loro posto, no? Ma dov’è quella comare betonega che ho scelto!!! Il vestito non si sistema mica da solo! Non doveva aiutarmi a scendere dall’auto e a ricompormi un po? Tinaaaaaaaaaaa No, non se ne vede traccia…appena la becco quella mi sente. Cerco allora le mie ben 2 sorelle: ce ne sarà una che si ricorda che magari IO ho bisogno di una mano! E invece la risposta è un altro bel no: ne sorelle, ne mamma. Sono sola. Menomale che passa di lì la fedele amica Silvia alla quale chiedo più o meno disperatamente di aiutarmi con il tulle e con lo chiffon….Grazie a Dio Silvia c’è, sempre. Veloce ricomposizione della principessa e si entra.

Si entra???? ‘Na parola….Quelli non ancora consapevopli del mio arrivo sono ancora tutti li in mezzo che intralciano il cammino e per di più l’organista non sembra voler iniziare a suonare! Ma quando mai si è vista una scena del genere in cui la sposa dall’alto dei suoi 154 centimentri (+ 7 di tacco)  deve spingere e tirare gomitate per potersi fare spazio tra la folla. Povera me. Leggi il resto di questa voce

LA MIA GRAVIDANZA E LE AMICHE VENETE Parte seconda

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Dopo i cambiamenti delle amiche trentine, oggi passo in rassegna quelli delle venete perchè per chi non lo sapesse, io sono originaria di Godega di S.U. un paesino in provincia di Treviso (a Trento invece, ho trascorso 8 bellissimi anni per motivi di studio prima e lavoro poi). Venete appunto e pertanto persone -nessuno me ne voglia- più facili dal punto di vista dei rapporti sociali. Piccola parentesi: perchè dico questo? perchè la differenza tra veneti e trenini c’è e si vede. In linea di massima infatti, dal quello che ho potuto constatare nella mia vita, noi del ‘vutu prosuto‘ (come ci chiamano loro) siamo più aperti e meno riservati dei ‘magna pomi’. Da questo principio dovrebbe derivare il fatto che le mie amiche venete siano state ancor più presenti di quelle trentine e invece……no! Ma sapete il perchè? Perchè di quelle sei di cui vi ho parlato ieri, tre sono in realtà venete o friulane mentre la altre sono trentine suisgeneris :-9.
Stereotipi a parte, cominciamo!

TinaTina: lei è il pane ed io la marmellata perchè siamo nate con 10 giorni di differenza, vivevamo nello stesso condominio e le nostre mamme erano amiche d’infanzia…ergo: siamo complementari. E’ stata la prima amica, è quella che mi conosce probabilmente meglio delle altre e quella che, quando rimasi incinta, aveva già dato al mondo Arianna ed era in procinto di sfornare Davide. Grazie a questa esperienza, Tina è stata la mia “Virgilio” nel mondo della gravidanza: consigli, avvertimenti, passaggi di vestitini usati, di creme contro le ragadi, di  botte sulle spalle per ‘non farmi perdere la speranza’…Tina è la mia finestra sul mondo della maternità (e su molti altri aspetti) P.S. è sposata con Andrea, grande uomo, da poco diventato anche eroe del primo soccorso, Leggi il resto di questa voce

BAMBINI AVVELENATI, PISELLI NUDI ED AMICHE OTTANTENNI Il bilancio della vacanza a Cabra

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Siamo tornati! Vacanza del terrore terminata e devo ammettere che di pauroso c’è stato qualche evento sì, ma che non aveva nulla a che vedere con i fantasmi. La casa è meravigliosa: enorme, antica e decoratissima (anche un po’ troppo) e conserva ancora quel fascino da vita campestre stile primi del ‘900. Un vero salto nel passato!

Di pauroso c’era solo il lungo corridoio buio che portava al bagno. Vi dico solo che le pareti che lo componevano erano “ricamate” da simpatiche finestrelle che davano su tre camere da letto (una più tetra dell’altra) e che, manco a dirlo, avevano l’optional di solide e grosse sbarre di ferro. Avete presente quelle delle prigioni? Uguali. Non mi spiego ancora perché delle stanze per dormire debbano avere delle inferriate del genere. Inoltre, ogni camera era dotata di una vecchia porta in legno bloccata con un lucchetto arrugginito. Sarete d’accordo con me se dico che cresce l’ansia quando di notte vi dovete alzare per andare a fare pipì e vi ritrovate a percorrere un corridoio del genere…

Ad ogni modo la “vacanza” è trascorsa tranquillamente: no fantasmi. Con questo non voglio dire che tutto sia trascorso tranquillamente perché comunque ero in compagnia di suoceri e bisnonna dei gemelli. Uff….quanta pazienza, ma non vi voglio annoiare con le solite beghe tra parenti acquisiti (o quasi).

Vi lascio con un elenco dei momenti salienti della settimana:

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