IN CHIESA PER PASQUA? BAMBA CRISTUM, BAMBA CRISTUM!

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chierichettiSiamo in Italia e dato che è Pasqua e piove, ci viene la bizzarra idea di andare a Messa. Decido che è possibile portarci i bambini, del resto, dopo tre anni, è giusto che respirino anche la componente religiosa che li circonda (ammesso e non concesso che poi ci credano o meno).
Vi descrivo l’esperienza vista dai loro occhi:

– stare seduti/in piedi dietro dei banchi affollati = saltare su e giú in un percorso ad ostacoli. Osservare da vicino, vicino le strane acconciature delle vecchiette del paese, infilarci un dito ed eliminare dalle spalle della malcapitata anziana il capello (che schifo) cadutele sulle spalle.

– osservare per 45 minuti la gente che ci circonda = additare con esclamazione conseguente tutti quelli che si annoiano e sbadigliano, quelli “senza capelli” e quelli che per qualche ragione attirano la loro attenzione. Cercare i volti piú anziani e chiedere “mamma quella è vecchia, vecchia. È morta?

– Osservare gli angeli disegnati nella volta della cappella, capire che sono “bambini che volano” e mettersi ad urlare “anche io voglio andrae in cielo!!! Voglio andare in CIE-LOOOO!!!

– Guardare Gesú appeso alla croce e dire…“che bruttto, mamma paura!” Imitarlo con le braccia stese, la testa cadente e la lingua a penzoloni dicendo “è morto!”

– Ascoltare l’inizio dell’ennesimo canto del coro ed esclamare “No! Altra canzone no! No piace questa canzone, canzone brutta!!! canzone triste!

– Osservarsi attorno e dire “ qui no bambini, qui solo vecchi. Mamma io voglio tanti bambini!

– Osservare la Madonna, le candele accese in segno di devozione, l’inserimento delle monetina e la mancanza di evidenti segni di approvazione da parte della Vergine. Conseguente esclamazione “non funziona!”

Per Ale e Leo andare in chiesa è stato un po’ come andare a teatro: tanta gente che recita strane cantilene, che gesticola, che parla e canta in coro. C’era peró meno intrattenimento in quello strano luogo, meno dimamicitá e colore. La noia li ha quindi pervasi dal minuto 12 quando Alessandro, preso da non so quale strana ispirazione, ha inziato a pronunciare, con la faccia infastidita e la voce roca “Bamba Cristum, bamba Cristum, bamba Cristum!!!

Mi sa che è sata la prima e l’ultima volta 😉
Buona Pasqua!

 

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ASSILLI AMICI E PARENTI PARLANDO DI TUO FIGLIO? ALLORA AIUTA ELENA!

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Elena T.Quand’ero all’Universitá, per ovvi motivi didattici, mi sono spesso dedicata all’elaborazione e all’analisi di indagini sociologiche e, in un caso in particolare ho sputato sangue e sudore per venirne a capo. Mi riferisco ovviamente alla tesi magistrale che ho portato a termine solo grazie ai numerosi volontari che si sono prestati gentilissimamente alle mie interviste qualitative (infiniti interrogatori ruba tempo al quale non avevano modo di sottrarsi una volta compresa la complessa e noiosa natura). Insomma…sono cosí grata a quelle pazienti persone che ho spesso pensato che prima o poi avrei dovuto restiture il favore prestandomi come intervistato.

Che centra tutto questo con il mio blog e con l’argomento che in esso la fa da padrone? Vi svelo il collegamento.

Elena è una studentessa dell’Universitá di Padova che sta svolgendo un’indagine sullo “Sviluppo del Bambino da 0 a 12 anni“. Si tratta di uno studio scientifico il cui obiettivo consiste nel creare una versione italiana del Developmental Profile 3, uno strumento che analizza i processi di sviluppo cognitivo dei bambini.

Partecipare all’indagine è a mio parere: un momento per riflettere sulle tappe vissute dai nostri figli, un motivo di impegno extrapersonale e soprattutto un segno di sensibilitá nei confronti dei poveri studenti italiani che, come sappiamo, hanno ed avranno molte gatte da pelare. Visto che a noi genitori piace sempre tanto parlare dei nostri figli, facciamolo in modo costruttivo ed aiutiamo Elena e la ricerca!

Tutte le indicazioni sul cosa, come e quando sono reperibili nel breve file che potete scaricare cliccando qui.

Per contattere Elena scirvi ad: elena.tonazzolli@studenti.unipd.it

Genitori…partecipate nuomerosi!
Elena fammi sapere come va 😉

 

Si può essere “talebani” dell’allattamento fino a far sentire inadeguata una madre?

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2013-07-15-17.03.53-768x1024L’allattamento: quanto amore, quanta salute per mamma e bambino quanto….stresss!!!
Io personalmente l’ho vissuto poco (4 mesi) e molto probabilmente ho commesso l’errore di non coltivarlo bene fin dall’inizio visto che i bimbi non si volevano attaccare ma, oltre al mio ci sono altri casi (molti) in cui la donna non vive quel “magico momento” come si aspettava. Oggi  vi lascio con la riflessione di Manuela P. un’altra mamma che come me, ci tiene a ricordare che la maternitá, cosí come la gravidanza e l’allattamento appunto, non è sempre quel mondo fatato di cui tanto si sente parlare.

Prima di lanciarmi nel raccontare la mia avventura tengo a premettere, perché ci tengo davvero, che le ostetriche sono una risorsa preziosa che, nonostante tutto, serve davvero tantissimo alle neo mamme incasinate come me. Io ne ho incontrate diverse, professionali e dolcissime. Una in particolare stupenda: decisa, forte e concreta. Certo, anche un bagno di realtà, a volte, sarebbe utile.

Non sono mai stata una donna “nataperfarelamamma”, anzi. Quando ho scoperto di essere incinta (e non è successo per caso) la mia reazione di gioia immensa, le farfalle nello stomaco, il cuore a mille si sono concretizzati in un: “Oh cazzo”.

Mi sono detta e ho ripetuto fino alla nausea a chi mi conosceva che mai e poi mai sarei diventata “una di loro”. Una di quelle mamme invasate e affette da mamite cronica. Mai.

Con la mia panzona gigante e un atteggiamento piuttosto scettico ho cominciato a frequentare un corso preparto durante il quale si è ovviamente parlato di allattamento.

Forse il termine “parlare” non rende l’idea. Riformulo: durante il corso è stato effettuato costantemente e puntualmente un vero e proprio lavaggio del cervello in merito all’importanza, ma che dico, alla sacralità dell’allattamento. Un continuo tarlo ripetuto fino alla nausea: i benefici dell’allattamento, la comodità, la facilità, l’ovvietà dell’allattamento.

In diverse mamme ci siamo dette (di nascosto per carità!) che stavano esagerando, che a noi non ci avrebbero fregato: “Siamo cresciute in tante a latte artificiale (la sottoscritta al 100%) e nessuna di noi è obesa/malata/allergica/menomata o deficiente”. Ce lo siamo ripetute nei corridoi, nelle pause pipì (molte) e nelle pause caffè (poco). Leggi il resto di questa voce

ESERCITO DI DODI: Oggetti Transizionali per bambini e…mamma

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Da sx Dodo, Curro, Dodino ed AncoraHo capito il concetto di base: mano a mano che i bimbi crescono, gestiscono la presa di coscienza del se e soprattutto il conseguente distacco dalla madre attraverso l’utilizzo di un oggetto transizionale che li aiuta a “sentirsi piú protetti”. È il loro scudo contro il mondo che li circonda. Ho letto di bambini che scelgono come “ancora afettiva” gli oggetti piú disparati: una ciocca di capelli finti, una vecchia canottiera di mamma, una pezza da cucina….

I miei bambini hanno sempre avuto accanto un pupazzetto- straccetto (di quelli che hanno solo la testa e per corpo una piccola copertina). Glieli comprai io quand’ero incinta e questo perchè, essendo due, c’era il rischio nascessero prematuramente e quindi il medico mi aveva consigliato di acquistare qualcosina da tenere con me fino al momento della nasciata e poi, eventulamente da lasciare in incubatrice con loro. Oddio…la cosa mi creava un po’ di ansia e non perchè mi aspettassi un parto prematuro, ma perchè, visto che l’elemento di rassicurazione sarebbe dovuto essere il mio odore trasemsso al peluche, non sapevo se e quando li dovevo lavare visto che oramai mi ci ero abituata a dormire insieme. Per fortuna Ale e Leo hanno atteso la data del parto programmato e quindi i mini-me non hanno assunto quel “fragile” ruolo da “forza bimbo prematuro, mamma è sempre con te“. Leggi il resto di questa voce

Mia figlia ha sempre fatto cosí: non c’è nulla che non vada in lei.

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autismo IILa natura dell’essere genitore è davvero complessa: io lo associo ad un riccio pieno di spine dove ad ogni ago corrisponde un atteggiamento tanto tagliente quanto necessario. Se considerati nel loro insieme, gli aculei compongono l’animale il quale, non appena riconosce una minaccia, si chiude a palla lanciando verso l’esterno la parte peggiore di sè ma di cui non puó fare a meno.

Ogni genitore quindi, dall’iperprotettivo che tiene il figlio sotto una campana di vetro, al”facilone” che non teme nulla e per il quale tutto si fa un po’ alla buona, all’improntato sulle regole ed il rigore (io credo di appartenere a questa categoria ;-), a quello che vizia senza limiti, ecc…ogni modo di essere genitore coincide con un ago del riccio. Quando il genitore si sente osservato o criticato/analizzato, allora esaspera ancor piú il suo modo di essere giustifcandone le ragioni. Tutti infatti, abbiamo le nostre piú che buone motivazioni per avvallare il nostro modo di fare il genitore. Del resto, nessuno meglio di noi sa quello di cui ha bisogno nostro figlio.

A quest’ultima frase si potrebbero ovviamente muovere diverse obiezioni e recentemente ne ho avuto una chiara conferma. Insieme ad un’amica mi sono imbattuta in un genitore che fa parte della categoria “mia figlia non ha nessun problema. Ha sempre fatto cosí” e come ogni ago del ricco, quando abbiamo cercato di farle vedere le cose da un’altra prospettiva, lei si è chiusa ed ha drizzato l’ago della giustificazione che esaspera appunto un atteggiamneto giá sbagliato di partenza.

Spiego i fatti: una compagna d’asilo di Alessandro ha secondo la maestra che la segue, dei problemi di comportamento. Non guarda la gente negli occhi se non per brevi istanti, non usa un linguaggio normale all’etá di tre anni (solo articola suoni e ruomori incomprensibili) e non cerca il contatto con amici ed insegnanti. Inoltre, tende a giocare da sola ed in modo molto metodico (quasi tutti i giorni, per esempio: mette le sue bambole in fila sul divano e gli piazza una costruzione in testa. Vietato toccarle quella strana geometria o si arrabbia parecchio). Leggi il resto di questa voce

PEPPA PIG VA IN ITALIA (PIÚ O MENO..)

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Pochi giorni fa i bimbi stavano guardando un episodio di Peppa Pig. Il titolo della puntata era: “Peppa Pig va in Italia”. Non ho potuto evitare di guardarlo. I gemelli erano E- STA-SIA-TI: il protagonista di uno dei loro cartoni preferiti andava propio in ITALIA! Leo non stava nella pelle (e sul divano)…sghignazzava contento nella speranza (credo) di poter vedere sullo schermo l’Italia che conosce ed ama. Nonni compresi.

La famiglia di maiali sempre contenti vola quindi verso il Bel Paese. Appena scendono si stupiscono per l’ottimo clima ed il sole ammagliante. Fin qui tutto bene… Poco a poco peró, inziano a venire a galla i piccoli luoghi comuni che evidentemente si insegnano ai bambini fin da piccolissimi. Ecco quello che i 4 british pigs hanno constatato: Leggi il resto di questa voce

FARE LA MAMMA (ITALIANA) IN UNGHERIA: LA STORIA DI SARA

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bandiera ungheriaGenitori Italiani nel Mondo è un progetto a cui tengo molto. Dovendo peró fare riferimento alle esperienze di chi legge il blog è davvero molto difficile trovare qualcuno che: mi legga, abbia le caratteristiche richieste e sia disposto a condividere la sua storia.
In questo panorama quindi sono davvero al settimo cielo quando qualcuno mi contatta per dare il suo prezioso contributo!

Oggi è quindi il momento di Sara, una gentilissima donna che dall’Ungheria ci racconta le sue difficoltá in qualitá di mamma italiana che vive in un paese che non sposa le “sfumature culturali” del nostro Paese.  Vi lascio quindi con il suo resoconto: buona lettura e grazie ancora a Sara!

Ciao cari, la mia storia è questa, ho fatto due gemelli a Roma, poi una bambina a Budapest e adesso, sempre in questa città, si attende il quarto cucciolo. Leggi il resto di questa voce