Mia figlia ha sempre fatto cosí: non c’è nulla che non vada in lei.

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autismo IILa natura dell’essere genitore è davvero complessa: io lo associo ad un riccio pieno di spine dove ad ogni ago corrisponde un atteggiamento tanto tagliente quanto necessario. Se considerati nel loro insieme, gli aculei compongono l’animale il quale, non appena riconosce una minaccia, si chiude a palla lanciando verso l’esterno la parte peggiore di sè ma di cui non puó fare a meno.

Ogni genitore quindi, dall’iperprotettivo che tiene il figlio sotto una campana di vetro, al”facilone” che non teme nulla e per il quale tutto si fa un po’ alla buona, all’improntato sulle regole ed il rigore (io credo di appartenere a questa categoria ;-), a quello che vizia senza limiti, ecc…ogni modo di essere genitore coincide con un ago del riccio. Quando il genitore si sente osservato o criticato/analizzato, allora esaspera ancor piú il suo modo di essere giustifcandone le ragioni. Tutti infatti, abbiamo le nostre piú che buone motivazioni per avvallare il nostro modo di fare il genitore. Del resto, nessuno meglio di noi sa quello di cui ha bisogno nostro figlio.

A quest’ultima frase si potrebbero ovviamente muovere diverse obiezioni e recentemente ne ho avuto una chiara conferma. Insieme ad un’amica mi sono imbattuta in un genitore che fa parte della categoria “mia figlia non ha nessun problema. Ha sempre fatto cosí” e come ogni ago del ricco, quando abbiamo cercato di farle vedere le cose da un’altra prospettiva, lei si è chiusa ed ha drizzato l’ago della giustificazione che esaspera appunto un atteggiamneto giá sbagliato di partenza.

Spiego i fatti: una compagna d’asilo di Alessandro ha secondo la maestra che la segue, dei problemi di comportamento. Non guarda la gente negli occhi se non per brevi istanti, non usa un linguaggio normale all’etá di tre anni (solo articola suoni e ruomori incomprensibili) e non cerca il contatto con amici ed insegnanti. Inoltre, tende a giocare da sola ed in modo molto metodico (quasi tutti i giorni, per esempio: mette le sue bambole in fila sul divano e gli piazza una costruzione in testa. Vietato toccarle quella strana geometria o si arrabbia parecchio).

Conosco la bimba anche al di fuori dalla scuola e, avendo una sorella che lavora nel mondo dell’autismo – e che mi da spesso nozioni relative alla questione, – ho il dubbio che l’atteggiamento della bimba sia associabile a qualche sindrome . É evidente che in lei c’è qualcosa che non va e, come ho detto, anche la maestra dell’asilo ed un paio di amiche, hanno cercato di far capire alla madre che probabilmente la questione non dovrebbe essere sottovalutata. Purtroppo peró, la risposta che la mamma dá, è sempre la stessa: “mia figlia sta bene, fin da piccola ha sempre fatto quello che fa“. Questione chiusa.
Ora: io non voglio sostenere che la bimba sia autistica (non sono una professionista del settore e mi bado ben dal fare affermazioni  del genere) ma è evidente che qualche disturbo ci sia.

Il mio ragionamento peró vuole andare un po’ oltre la presunta malattia e soffermarsi sull’atteggiamento del genitore.
É possibile che vedere la propria figlia dondolare su se stessa per ore, fin dai primi mesi di vita, spinga una mamma a credere che tutto sia normale? Solitamente i genitori tendono a preoccuparsi ecessivamente per i propri figli e quindi mi risulta davvero strano pensare che si possa invece arrivare al punto di sottovalutare una situazione del genere per negare un problema.

Ed inoltre: come si puó aiutare una mamma ed una bimba senza rischiare di essere punti dalla spina del riccio?

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  1. ma perché non riesco ad aprire sulla pagina web? Continuo a cliccarci per leggere il resto dell’articolo ma mi dice che il link non funziona. Allora vado nella pagina principale del tuo blog a questo articolo non esiste. Cosa succede?

    Ambra 

    • …questa sarebbe dovuta essere una mail privata, non capisco perché la vedano tutti.
      Cmq vabbè, il problema si è risolto e ora ho finalmente letto tutto l’articolo.
      Cmq la madre è in evidente stato di negazione.
      Anche io ho letto il libro di Nicoletti “Stanotto ho sognato che parlavi”, ma purtroppo dubito ci sia una traduzione in spagnolo da regalare alla madre di cui parli…

  2. Ciao, Jessica!

    Neanch’io ho avuto esperienze dirette con l’autismo, l’unico contatto col tema è stata la lettura di un libro di Gianluca Nicoletti in cui parla della sua vita col suo (bellissimo) figlio autistico, e chiaramente da ció che scrivi la bimba ha un problema del genere… Ora, rischiando anche di essere insultata, se la mamma proprio non vuole vedere la realtà, bisogna che ci si “scontri” in qualche modo, perchè è importante che venga fatta una diagnosi e tante altre cose che anche tua sorella ti avrà già raccontato, ergo fatele capire tra te e le altre mamme, che per il bene primario della bambina è bene che la porti da qualche specialista perchè il comportamento della bimba NON è normale, nonodtante e proprio perchè lo attua da sempre… Sarà doloroso, ma troverà anche tante risposte… Ti abbraccio!

  3. Ciao Jessica, per ora sono una trentenne single e senza figli, ma spero in futuro di poter avere una famiglia tutta mia. Siccome in famiglia ci sono dei gemelli, i cugini di mia mamma e i miei amatissimi cugini, il mio sogno è di averli pure io, ma mi sa che c’è il salto di una generazione e temo di non avere questa fortuna. Detto questo abbraccio te e tutte le mamme, perchè tutte le volte che tengo i bambini di amiche e cugine mi rendo conto che siete meglio di wonder woman!

    • Ciao Missandry, grazie mille per il tuo commento. Dopo il complimento di chiusura poi, potrei chiudere il blog per la soddisfazione! 😉
      Che dire: ti auguro di risuscire a realizzare il tuo sogno “casalingo” ma, non credo di volerti augurare figli gemelli! Ora, non mi fraintendere: adoro i miei bimbi e ovviamente non potrei stare senza di loro, ma se avessi potuto scegliere, ne avrei fatto uno alla volta. Questo lo dico non solo per la “fatica” (che poi è relativa ad ogni situazione e persona) ma proprio perchè molto spesso mi rendo conto che “loro per primi non vorrebbereo aversi tra i piedi l’uno con l’altro”. Cercano infatti attenzioni esclusive che non possono avere (o succede di rado) e questo mi rattrista un po’. Per non parlare dello stress dei primi anni che, nel mio caso, era talmente accentuato dall’avermi fatto “dimenticare” molti dettagli e rinunciare a prolungati momenti di coccole. In poche parole: se ne avessi avuto uno alla volta credo che me li sarei goduti un po’ di piú. Grazie ancora!

      • ma lo sai che mia zia mi dice la stessa cosa?! Ovviamente l’amore non si discute, si tratta però di fatica al quadrato…ma un sogno è un sogno 😉 Un caro saluto a te e ai tuoi bambini 🙂

  4. Eh purtroppo alcuni genitori rifiutano di accettare la possibilità che il proprio figlio abbia un problema. Quando andavo alle elementari, nella mia classe c’era un bambino chiaramente sordomuto e con altri problemi e sua madre continuava a sostenere che il figlio ci sentisse perfettamente e non aveva bisogno di insegnanti di sostegno o altro… Con la conseguenza che i problemi del bambino aumentavano esponenzialmente… Io fossi nelle maestre contatterei i servizi sociali se vedessi che la madre si ostina a tenere alto questo muro

  5. In queste situazioni è sempre molto complicato aiutare un genitore ad accettare l’idea che il figlio qualche difficoltà ce l’abbia, anche se il “problema” è evidente e sotto gli occhi di tutti; per non essere come dici tu “punti dalla spina del riccio” forse avvicinarsi alla madre facendola ragionare sulle occasioni perse da parte della figlia se ci fosse qualche problema, piuttosto che sulle differenze tra lei e i coetanei, potrebbe aiutare; secondo me una madre, e i genitori in generale se ne accorgono all’istante quando qualcosa non va nel proprio figlio, ma il modo di reagire alla questione varia per svariate ragioni:
    – gravità/livello di compromissione che i comportamenti del bambino hanno rispetto alla qualità di vita dello stesso e dei genitori. Un bambino che si isola e gioca in modo meccanico e metodico crea “meno disturbo” di un bambino iperattivo per esempio, che distrugge casa quotidianamente;
    – la “malattia mentale” (passatemi il termine) rispetto a una difficoltà solamente fisica è mooooooolto meno accettata e compresa per un genitore perchè vede un “involucro perfetto” e spesso sottovaluta l’aspetto mentale/cognitivo del bambino, perchè meno tangibile e osservabile
    – conoscenza dei genitori rispetto al possibile problema e direttamente collegato, anche il loro livello di istruzione. Ad esempio, rispetto all’autismo e alla possibili cause di insorgenza, satellitano un’infinità di informazioni e spiegazioni, che variano dalla genetica ai vaccini, dalle madri frigorifero (e spero che questa opzione sia universalmente superata) all’incapacità dei genitori di rispondere ai bisogni dei bambini e in un ambiente tanto insidioso per un genitore, il senso di colpa, la paura e l’ansia di essere la causa delle difficoltà del figlio sono dietro l’angolo e questi aspetti a volte non lasciano spazio alla possibilità di reagire in modo costruttiva.
    In questo senso quindi, avvicinarsi ai genitori spaventati e che negano la realtà dei fatti, è davvero un impresa difficile e come ho detto prima, puntare l’attenzione non tanto sul difetto del bambino o sul ruolo di genitore “incapace di notare” le difficoltà del piccolo ma sulla possibiltà di togliersi un dubbio, in questo caso rispettto a comportamenti bizzarri, può essere un tentativo da fare.

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