Archivio mensile:luglio 2013

SCELTA DEL NOME? IN SPAGNA È UN PROBLEMA CHE NON ESISTE

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imagesIn questi giorni, la famiglia spagnola, è in trepida agitazione per l’imminente arrivo di un nuovo membro: il cuginetto numero tre di Ale e Leo. Allo stesso tempo, sul versante italiano, si attende l’arrivo dei figli di amici vari. Due scenari identici: gioa, attesa e future mamme con le caviglie gonfie e poca voglia di scherzare. Identici, ma dissimili per un unico elemento: il prbelma della scelta del nome del nascituro.
Scenario italiano:
“Hai scelto il nome?”
“Non ancora…a me piace X, ma a lui no”.
“mia mamma vuole ceh gli metta B, ma non sono sicura…”
“Se è femmina la chiamiamo X, altrimenti Y”
“Abbiamo cambiato: si chiamerá sicuramente R”
“No…R no!!!! a me ricorda tanto un antipaticissimo compagno di scuola…dai, è un nome che porta male!”
“Anche a Lella non piace molto, ma a noi piace un sacco!”

Scenario Spagnolo:
Alla 25 settimana, scoperto il sesso del bambino, ci dicono “si chiamerá Alberto”. Punto.

Non capite vero?
Il fatto è il segunete: il Italia il nome si sceglie, in Spagna, anche se in maniera piú o meno inconsapevole, vienie invece imposto dall’albero genealogico. Sí, proprio dall’albero…perchè se stai per avere un maschio, allora al 90% dei casi gli metterai lo stesso nome del padre o alla peggio quello de nonno o dello zio. Lo stesso vale per le femmine: mamma, nonna, zia o bisononna.
Ne deriva che quí non esiste l’effetto sorpresa o quello, ancora piú bello, di far divenire un nome “estraneo” tanto familiare nel giro di poche settimane.

Per chi non ci avesse ancora pensato, ecco quindi svelato il motivo per il quale, se ci pensate, vi vengono in mente diversi nomi propri spagnoli e pochi francesi, tedeschi, inglesi, ecc… Non è che non si sappiano, solo che quelli spagnoli sono sempre uguali, gli stessi e quindi li sentiamo piú frequentemente.

Prima che le mie cognate rimanessero incinte, io giá sapevo quali sarebbero stati i nomi dei loro figli (so anche quelli dei bambini che devono ancora concepire). Nella famiglia di Raffa per esempio ci sono: Leggi il resto di questa voce

L’ALIMENTAZIONE PER I BAMBINI: VEGETARIANI È MEGLIO!

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L’alimentazione dei bambini è un problema per tutti i genitori. Che mangino sano, equilibrato e in quantitá sufficienti, sono i principi che ogni genitore cerca di seguire. La questione peró è molto piú complicata di quello che sembra e non mi riferisco al fatto che i bimbi, una volta a tavola siano spesso dei cecchini nei confronti della nostra pazienza, ma proprio per quello che noi gli mettiamo nel piatto.

Per farla breve, gli diamo ciò che ci dice il pediatra o la mamma/nonna: prendiamo le verdure piú fresche, le farine di tapioca, il semolino, ecc.. e poi cuciniamo a vapore la carne. Via, via, entro l’anno di vita, arriviamo al punto di fargli mangiare quasi di tutto.

Ma siamo sicuri che tutto questo sia sano?
Proprio di recente mi sono trovata a cena con un gruppo di persone che, se non erano vegane, erano almeno vegetariane. La loro convinzione in merito alla questione alimentare anadava oltre il principio etico, ma si fondava quasi esclusivamente sul concetto di salute. Non voglio ora soffermarmi su quali siano le ragioni a favore di una dieta vegetariana, ma confrontarmi con voi in merito al binomio infanzia-vegetarianismo. E’ possibile e sano crescere i nostri figli senza la carne e le proteine animali?

Io sono convinta di sí anzi, non solo è possibile, ma è addirittura piú sano.
Il problema come sempre è l’informazione. Che dati arrivano a noi genitori in merito alle possibilitá di svezzamento dei bambini? Chi o cosa ci aiuta a scegliere cosa dare da mangiare ai nostri figli? Molto probabilmente, ci arriva l’informazione che qualcuno vuole che sia diffusa: quella che fa girare i soldoni e che per esempio continua a dire che il latte di mucca e la carne sono non solo sani, ma alimenti fondamentali per la crescita e lo sviluppo.

Io ho iniziato a togliere il latte ai gemelli a causa della pelle atopica e da quel momento, le cose sono radicamlmente cambiate. Nel giro di un mese e mezzo la dermatite è scomparsa. Formaggi e latticini in casa nostra ne entrano davvero pochi e quelli che ci sono sono destinati a me e a Raffa.
Problema carni: le vorrei tanto eliminare ma per gola, comoditá e tempo, molto spesso non riesco a tirami indietro. E’ infatti davvero dura lottare contro un sistema che si è organizzato a 359 gradi per farci  essere non solo carnivoro ma addirittura “ipercarnivori”. Spesso mi ritrovo a non sapere cosa cucinare per evitare piatti carnefree ma, se sono stanca e con poco tempo, ogni tanto finisce che butto su due bistecchine e via. Anche perchè ormai ne sono vittima: la carne è buona, me l’hanno fatta mangiare per 30 anni e quindi è un po’ dura disintossicarmente dal punto di vista della gola. Con i bimbi peró deve essere diverso: li devo abituare a crescere con meno carne possibile.

Uno dei problemi piú grossi sono -guarda caso- nonni ed parenti che, “forti” della cultura che hanno respirato fin da piccoli non concepiscono l’idea che ció che per loro è sanissimo e quindi fondamentale, possa invece essere dannoso e quindi inutile.

Vi lascio con questo video dove un famoso, il Dottor Luciano Proietti, riassume alcuni importanti spunti sui cui ogni genitore dovrebbe riflettere:

N.B. Questo post non ha alcun valore scientifico ma riporta pareri strettamente personali.

UN PUZZLE A TRE PEZZI

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maternita-klimtLa sera li metto a letto, do loro qualche coccola, un appassionato bacione e poi esco. Aspetto ansiosa 5 minuti fino a quando sento la loro tenerissima vocina…”mammaaaa”. So giá cosa vogliono, ma rientro facendo la “dura”: “Cosa c’è! E`ora di dormire!” Ed è in quel momento che mi lascio prendere dal punto debole delle mamme: mailterprerare un evidente tentativo di “tirala per le lunghe”, come una disinteressata richiesta d’affetto.

Mi guardano, si spostano da un lato della culla e battendo con la manina sul materasso mi dicono “mamma coccole letto“. Ed è cosí che mamma rimbambita entra nella culla, si fa piccola e si raggomitola per stendersi al lato di due cuccioli profumati. Mi affernno con un braccio (pesanetemente gettato sul collo) mi stringono, mi annusano e sorridono furbescamente. Ogni tanto peró, intuisco il loro sentimento attraverso le occhiate piene di amore che mi lanciano ed i sorrisi che sono talmente genuini da sembrare quasi imbarazzati.

Ed é cosí che rimaniamo insieme, incastrati come tre pezzi di un puzzle.

È decisamente il momento piú bello della giornata.

UOMINI: LA PIPÍ SI FA DA SEDUTI.

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Bambino_che_fa_la_pipì_nel_waterOggi post “poco serio” ma di fondamentale importanza per la revisione del concetto di uomo: avere un pisello è molto piú complicato di una patatina. 
Lo sto imparando grazie ad Ale che, come sapete, è in fase spannolinamento.

Come solo le donne capiscono, io non voglio che si abitui a fare la pipí in piedi. No, non ci siamo. L’abbiamo capito che un uomo deve marcare sempre il territorio, ma grazie a dio, il senso civico puó andare oltre gli istinti animali.
La pipí si fa seduti oppure ogni volta che ci si ostina a farla in piedi si prende straccio e detersivo e si pulisce tutto. E non venite a menarmela con la questione del “ma io centro il buco“. No way: lo centrerete pure  ma se guardate controluce i minischizzi ci sono eccome (per gli uomini: controluce significa mettersi dalla parte opposta del riflesso, per apprezzare al meglio impronte e imperfezioni). Leggi il resto di questa voce