C’è mamma e mamma: donne del passato vs. donne “moderne”

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elenarosciTempo fa un’amica mi diceva che non era sicura di voler diventare mamma; che c’erano degli aspetti che la spingevano a provarci ma anche molte perplessità in merito a quello che la maternitá avrebbe fatto di lei. L’avrebbe stravolta come persona? L’avrebbe annullata come succede a molte donne? Bene, questa mia amica ha giá un bambino e posso dire che i suoi dubbi erano fonadti perchè sì, a mio parere la maternità l’ha giá cambiata. Ad ogni modo quella volta le avevo dato una risposta che oggi ho in parte ritrovato in un post (che riporto dal sito Romagnamamma.it) e che credo valga la pena di essere letto. Io per prima infatti, mi trovo spesso a dovermi “giustificare” di fronte a mamme, nonne rimaste incastrate in altri tempi e poco sensibili verso le ovvie trasformazioni che il concettto di “mamma” ha subito in questi ultimi decenni.

Vi riporto qualche spunto:

Mettete tra parentesi la precarietà del lavoro, l’infertilità, l’instabilità di coppia. Siamo sicuri che le donne facciano sempre meno figli per questi motivi? Non solo, secondo Elena Rosci, psicoterapeuta e autrice, dopo “Mamme acrobate”, del libro “La maternità può attendere”, edito da Mondadori.

Si lega spesso il decremento delle nascite alla crisi economica, al lavoro, alla casa. Si parla meno, invece, di nuove identità femminili. Tradizionalmente la donna senza figli o era zitella o era monaca. Ma dagli anni Settanta è emersa una nuova tipologia femminile che non è contraria ideologicamente alla maternità ma prova un interesse oscillante…
Voglio un figlio, non lo voglio. Lo faccio, non lo faccio. Le donne avverse alla maternità ci sono sempre state, e hanno rappresentato un’eccezione in una classe colta. Pensiamo a Simone De Beauvoir, a Margherita Hack, a Rita levi Montalcini. Per le nuove donne invece la matenità è una possibilità, un’eventualità. Ma non è in cima alla lista, non è una priorità. Viene considerata come scelta, poi abbandonata perché le donne si considerano sempre più esseri in crescita, in evoluzione rispetto a all’emancipazione dalle proprie famiglie di origine, alla costruzione della coppia, all’immagine di sé come persona professionalizzata, a tanti altri motivi ancora. Questo fa sì che la voglia di un figlio subisca un movimento ondivago, che venga considerata e poi accantonata, stretta però dal limite temporale dell’età fertile che sta per concludersi. Ma se non arriva, le donne non cadono in depressione: più semplicemente, non è successo”

….

Il modello di madre anni Cinquanta conta moltissimo. L’immagine di una donna che a vent’anni trova l’uomo della sua vita, lo sposa e ci fa dei figli, realizzando così tutta la sua vita adulta, è ancora molto presente. Ma le donne di oggi no, non vogliono totalizzarsi e cristallizzarsi intorno a coccole, pannolini e borotalco. Quella è un’idea per loro datata e poco attraente”.

Si può fare la mamma anche senza annullarsi nel ruolo?
“Certo, mentre ci si occupa del bambino ci si occupa anche di se stesse. La madre per questo è una figura di grande equilibrio, per quanto instabile. Ed è un modello etico di integrazione sociale molto valido, in una società narcisistica. Lontano da un’idea di perfezione che non esiste più”.

Insomma…c’è ne per tutti!  E tu…che madre sei?

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