Adottare un bambino, esperienza 9 C’È CHI DEVE LASCIARE ANDARE PERCHÈ ALTRI POSSANO ACCOGLIERE

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ADOZIONIDopo un po’ di tempo pubblico un altro racconto dedicato all’adozione. Questa volta, l’elemento per me cruciale è dato dalla descrizione di quell’incontro che vedeva una famiglia pronta a ricevere che si contrapponeva ad una che, a malincuore, doveva invece lasciare andare il suo piccolo.Addis Abeba 16-02-11

Incontro con l’assistente sociale.
Scopriamo che sei nato e vissuto a Dessiè nel Tigray.
Scopriamo come si pronuncia esattamente il tuo nome.
Sei un bambino molto socievole,sempre pronto ad aiutare gli altri,sei estremamente sano, hai spirito d’iniziativa, sei consapevole. Adori ballare le danze tradizionali della tua terra.
Siamo molto fortunati,perchè sei un bambino veramente speciale.
Non do peso a queste ultime parole,lo diranno a tutti,penso,ma noto in lei una lieve emozione.
Lei parla in amarico, c’è una traduttrice dalle cui labbra pendiamo.
 
Ci conferma la sentenza in tribunale per domani mattina.
Domani pomeriggio ti incontreremo per la prima volta.
 
17-02-11
Mi indosso uno chemisier color fango con dei disegni astratti colorati di giallo come i piccoli bottoni che non riesco ad allacciare perchè mi tremano le mani.
 
In tribunale c’è il mondo diviso in due: quello che lascia, scuro nella pelle e nel volto, con la testa piegata dalla miseria, dalla stanchezza,dalla magrezza ed anche dalla vergogna e quello che accoglierà, quasi diafano perchè illuminato dalla imminente maternità e paternità. Il contrasto fra le due condizioni è una spina nel cuore per me che con mio marito occupo un piccolo angolo della affollatissima stanza e cerco di controllare il mio nervosismo e le lacrime che stanno invano cercando di attraversarmi le palpebre.
Ho paura che qualcosa non vada all’ultimo momento e vivo con strazio il dolore di queste donne che a due passi da me ci permettono di diventare madri e padri.
 
Il nostro assistente legale ci fa cenno di entrare nella sala del giudice, donna, bellissima,parla inglese, ma non capisco tutto quello che dice.
Ad un certo punto si interrompe, manca qualcosa, non capisco, un foglio,una pratica, non capisco. Ci fanno uscire senza aver concluso.
Scoppio in lacrime, non riesco più a controllarmi.
Ti allontani in questo momento, temo di non poterti abbracciare neanche oggi.
La referente mi dice di stare calma,manca solo un banale documento. 
Dopo un’ora e mezzo ci fanno rientrare e la sentenza si conclude.
 
 
POMERIGGIO
 Arriviamo all’orfanotrofio, ma fino a che non ci siamo davanti non lo sappiamo. I referenti non sono mai chiari, è sempre tutto molto confuso e questo non ci aiuta. La struttura è all’angolo di una strada di un nuovo quartiere semifatisciente. Il cancello è alto, suoniamo. Ci fanno entrare e ci portano in una piccola stanza con un tavolo e due sedie.
 
‘Signora,se non la smette di piangere non vi possiamo far vedere il bambino.
Adesso vi lasciamo qui, chiudiamo la porta, quando siete a posto ci chiamate.’
 
‘Siamo pronti’
Pochi istanti ed arrivi, senza dolie, senza acque rotte,senza induzione,senza monitoraggi o tagli. Pochi istanti ed io sono ‘mama’ e Giorgio ‘baba’. Così ci chiami non appena entri nella piccola stanza. Ti presenti con un sorriso emozionato sul volto, ci abbracci subito.
Sei dolce,affettuso,coraggioso,apri la strada. 
Ci parliamo a gesti,ti mostriamo dei libri,coloriamo insieme.
Sei tu che metti un pennarello in mano a baba che ti guarda immobile, inibetito ed incredulo e che dopo poco mi dice ‘scusami, ma mi viene da piangere’ e lo fa girandoci le spalle.
 
Dopo un’ora e mezza il tempo per noi scade. Arrivano i’guardiani’ e ti portano via.
Domani nessuno ti porterà più via da noi.
Domani ti veniamo a prendere.
 
Finchè vivrò non potrò mai dimenticarmi la faccia che avevi quando sei entrato nella stanza. La tua espressione è dentro il mio cuore.
Le tue lunghe braccia mi hanno cinto immediatamente i fianchi ed io ho avuto subito un senso di protezione nei tuoi confronti.
Avevi l’odore dell’orfanotrofio,avevi una piccola erosione sulla pelle sotto il naso e i ‘ mocci’.
 
Prima di salutarti abbiamo voluto vedere il tuo letto, il primo di uno stanzone che ne avrà accolti circa trenta.
 Mi hai accompagnata in bagno come si fa con un ospite di riguardo ed io mi son sentirta quasi in imabarazzo.
 
‘Mama, baba vi voglio dire una cosa.
Quando siete venuti lì in quel posto di bambini a prendermi, ad Addis Aba, io vi guardavo di nascosto da una finestra, vi guardavo arrivare.
Vi ho visti scendere dalla macchina, voi non mi potevate vedere, ma io sì. Vi ho visti io per primo. Il cuore mi faceva PUM,PUM,PUM. Dopo sono dovuto andare in bagno!’
 
 
18-02
Ci prepariamo per venirti a prendere. E’ tutto caotico, gli accordi sono sempre difficili, non si capisce mai quando dove e come qualcuno dell’associazione arriverà da noi per portarci da te. Lungo la strada dobbiamo fare una sosta in tribunale e Giorgio ne approfitta per cercare dei giochi da portare alla festicciola che ci sarà in tuo e nostro onore.
 
La festa è molto bella stelle filanti,trombette,cappellini da clown, la cerimonia del caffè e tu che appena puoi stai appiccicato a noi, adeso quasi, come a non voler rischiare di perderci o farti soffiare il posto da qualche altro bambino.
 
Ricordo l’ultimo saluto ai tuoi amici quando sei venuto via con noi.
Erano in semicerchio. Li hai abbracciati e baciati tutti con le lacrime agli occhi.
Sembravi un adulto in quel momento.
Ti ho visto soffrire ed ho avuto la sensazione di strapparti via dalla tua nuova famiglia.
 
Poi siamo saliti sulla macchina e dopo poco il tuo sguardo era già altrove.
Lì è iniziato tutto, immediatamente.
Ci siamo accolti con una naturalezza per me inaspettata,da subito con amore.
 
Ti ringrazio ogni giorno, figlio mio,ancora incredula per questo miracolo.
 
Una mamma ed un papà”

Se volete saperne di più sul mondo dell’adozione seguite queste mamme sulla pagina Facebook Mamme di Figli che nascono dal cuore.

Per leggere tutti gli altri racconti relativi alle diverse forme di partorire clicca quí.

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