Adottare un bambino, esperienza 5 IN VIETNAM LA GIOIA E’ ENTRATA NELLE NOSTRE VITE

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Oggi, per la nuova esperienza di “parto”, viaggiamo in Vietnam dove conosciamo la storia di un’altra amica di Mamme di Figli che nascono dal cuore. Ecco il suo racconto:

Ci sono momenti della vita che vorresti rivivere sempre.Momenti indelebili che ti accompagneranno sempre e che ti permettono, ricordandoli, di emozionarti ancora. Ogni volta sempre di più. Ora ho voglia di nuovo di sognare, di ricordare, di piangere di emozione, di rivivere sensazioni che mi fanno battere forte il cuore. Chiudo gli occhi e con la mente torno a quel 3 aprile 2009.
Il giorno più bello della mia vita. Il giorno che ho incontrato per la prima volta mio figlio.

Hanoi-Vietnam.
La sveglia suona inutilmente. Sono le 5:00 del mattino. Non sono riuscita a dormire neanche un pò. Come avrei potuto? Oggi è il gran giorno, sognato, aspettato e voluto da tanto tempo. Oggi si avvera il mio desiderio più bello e più grande.
Mio marito mi guarda. Sorride. So che neanche lui ha chiuso occhio. Le trema la voce quando mi dice “E’ ora, prepariamoci”.

Scendiamo nella hall dell’albergo dove ci aspettano il referente e un’altra coppia arrivata con noi da tre giorni. Saliamo su un pulmino. Inizia il viaggio. Lasciamo Hanoi e ci addentriamo per strade sconnesse, paesaggi rupestri, distese infinite. Guardo dal finestrino il cielo.Uccelli in volo,nuvole che sembrano di cotone e un sole che splende alto. Le grandi risaie e le donne che lavorano con i cappelli tipici a forma di cono.

Arriviamo a Tuyen Quang dopo circa 4 ore di di strada. Mio marito mi stringe forte la mano, mi fa quasi male. Restituisco la stretta. Non riusciamo a parlare. Si sente solo il battito dei nostri cuori. Scendiamo e ci accoglie subito il direttore dell’istituto.Ci fa strada. C’ è un lungo viale e alla fine un cancello con su un cartello enorme scritto in Vietnamita. All’interno tre costruzioni che circondano un grande giardino. Ci dirigiamo verso quella a sinistra. Arriviamo ad una porta. Ci fanno togliere le scarpe. Entriamo. 

Ci sono tanti bimbi. Il mio sguardo cerca lui. So che lo riconoscerei anche se ho solo visto una sua foto. E’ in braccio alla sua Didi e in quel momento gira la testolina e mi guarda. Sono paralizzata dall’emozione. La Didi si avvicina e mi chiede “Mamy?” Faccio segno di si con la testa e lei mi porge mio figlio. Lui è bellissimo, di una bellezza da togliere il fiato. Mi guarda con i suoi meravigliosi occhi a mandorla e la sua manina calda, morbida e paffuta mi accarezza una guancia. Il mondo si è fermato. Mi sembra di sognare. Mi perdo nel suo sguardo. Gli dico con un filo di voce “Ciao sono la tua mamma amore”. 
Lo coccolo,lo accarezzo e lui sembra gradire. Dopo va in braccio al papà. Guardo il viso di mio marito. Gi occhi umidi e l’espressione beata di chi è felice tanto da star male.

Prima di andare via il direttore si avvicina al mio bambino e gli sussurra all’orecchio. Non capisco quello che dice ma so che è un’addio. Gli prende la manina e gliela morde delicatamente. Mi spiegheranno in un secondo momento che è un augurio di buona fortuna. Gli occhi dell’uomo sono piene di lacrime.

Ringrazio anche la Didi per essersi presa cura del mio bambino i primi 8 mesi della sua vita.

Tutto è iniziato quel giorno. Ci eravamo incontrati finalmente. Dopo tanta attesa stringevamo nostro figlio. Lui così sognato,voluto, amato. La felicità più grande era entrata nelle nostre vite……..per sempre”.

Se volete saperne di più sul mondo dell’adozione seguite queste mamme sulla pagina Facebook Mamme di Figli che nascono dal cuore.

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  1. Mi sono sempre chiesta come riescano dei genitori che si recano direttamente in un orfanotrofio a conoscere e “prendere” il proprio figlio ad “ignorare” tutti gli altri bambini che invece rimangono li.
    Credo che per quanto si possa essere al settimo cielo per il fatto di aver finalmente trovato il proprio figlio, ci si debba comunque allontanare con il cuore a pezzi…Deve essere durissimo. Voi come avete vissuto quest’aspetto?

    • Io credo fermamente che ci sia un filo invisibile che unisce un bambino alla mamma che lo prenderà con se… So che e’triste vedere gli altri bambini che rimangono ma mi sono sempre augurata che anche per loro esistano dei genitori sparsi per il mondo che abbiano il filo invisibile

    • io questo momento lo penso tutte le volte che mi viene in mente di arrivare quel momento straordinario per me come madre adottiva,infatti ho scelto di adottare 3 fratelli,ma come si fara’ realmente a portare via 3 bambini e lasciare gli altri li?in cuor mio e credo in tutti gli altri cuori non esiste ignorare gli altri,ma esiste un forte dolore per chi rimarra’.

  2. Asia M. Te lo chiedi perchè non hai vissuto quell’esperienza. I bambini non si ignorano. I bambini diventano tutti tuoi figli. Il peso del loro dolore ti entra nel cuore e ti cambia la vista del mondo. Per sempre. Porti a casa TUo figlio. Perchè così va (come una mamma biologica, porta a casa il figlio che partorisce, non il bambino abbandonato dalla donna che lo partorisce nella culletta a fianco. Non il bambino nato con una grave malformazione.) io mi chiedo come tutti noi ci fermiamo a pensare a questi bambini che soffrono senza però mai fare niente. La responsabilità di quei bambini dovrebbe essere di tutti, non solo di chi va di persona negli orfanatrofi. Molte mamme fanno quello ch epossono per aiutare ” i figli ” che è costretta a lasciare… Ma lo fanno tutti?

  3. Asia M. rispondo alla tua domanda.Certo che ci pensi.
    Pensi a tutti quei bimbi che sono ancora lì e ti auguri che presto possano trovare una mamma e un papà proprio come il tuo bambino.Torni cambiata.
    Ma credo che la gioia per un figlio sia lecita anche in questi casi.
    Una mamma che partorisce in ospedale è felice quanto lo sono stata io quel giorno.
    Anche se sa che magari in quel momento in un’altra stanza forse c’è una donna che piange il suo bambino mai nato,oppure che ha dato alla luce un bambino con gravi malformazioni.
    Le tante tragedie del mondo e di chi ci è vicino fanno pensare e riflettere un pò tutti e ci dispiacciono.
    Ma questo non esclude la felicità per la propria famiglia.

    • Io mi accollo alla discussione chiedendovi se sapete fino a quanti anni i bambini rimangono in quegli orfanotrofi. Voglio dire: se per esempio permangono lì fino ai 18, poi che succede? Dove vengono mandati? e poi, sapete che possibilità hanno di essere adottati quei bambini che oramai sono ragazzi? Non conoscete nessuno che abbia adottato un “bambino grande”? Mi piacerebbe sapere quali sono le differenze sia pratiche che psicologiche. Grazie a tutte per informarci tanto!

  4. Dipende tanto dai paesi Jes; ci sono paesi dove al ragiungimento della maggiore età i ragazzi vengono purtroppo lasciati a sè stessi. Ci sono paesi dove grazie alla cooperazione internazionale i ragazzi riescono a “imparare un mestiere” e vengono avviati alla vita. Ci sono paese dove i bambini non diventano grandi. Teniamo sempre a mente di che realtà e di che paesi parliamo. La formula magica non esiste. La verità è una: per mettere ad una parte del mondo di stare bene, un’altra parte deve soffrire… Credo che l’unico modo utile per dare una speranza a questi figli sia il sostegno alla comunità (ci sono enti davvero validi) Per sostegno intendo sostegno alla salute, alla nutrizione e all’istruzione. A mio avviso solo la salute e l’istruzioni potrà rendere un giorno liberi questi ragazzi. Forse è un discorso troppo ampio e prescindente dall’adozione in sè (che non è “aiuto ad un bambino”, ma genitorialità vera e propria)

  5. Anche io , come voi, mamma di cuore di bellissimo bambino cinese di 5 anni Martino xiao shun . Leggendo la vostra storia mi sono messa a piangere perché la vostra storia e’anche la mia storia, quella di genitori speciali che si sono affacciati ad accogliere la vita di bambini uniti a noi da un filo invisibile che ci ha permesso di trovarli. Vi abbraccio tanto e con tanto affetto. Silvia Dario Martino xiao shun

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