Archivio mensile:ottobre 2012

NASCERE CON LA PLACENTA “LOTUS BIRTH” Il racconto di Veronica

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Dopo la mia “triste esperienza” di “Taglio cesareo: Partorire senz’anima e il fiume di emozioni di Elena in Partorire senza violenza” oggi vi propongo il racconto di una blogger amica: Veronica Cerquettini che ci descrive una terza forma di parto denominatonascere con la placenta“.
Un’altra esperienza appunto, un’altra metodologia che è forse troppo poco diffusa. Vi riporto il racconto di Veronica nella speranza che possa servire a qualcuna di voi per scegliere una metodologia diversa per far nascere il vostro bambino. Buona lettura!
“Il contrario della morte non è la vita, ma la nascita. La Vita non ha contrari”; sentii questa frase anni fa, dalla mia terapista, donna fantastica dai mille colori. Porto questo pensiero sempre con un sorriso.

Nascita, vita, morte. A volte suicidio. Quante cose accadono all’essere umano nel corso della sua permanenza sulla Terra. Il momento piu’ forte, in assoluto, è quello della nascita, per tutti, indiscriminatamente. Un momento che pochi ricordano, in prima persona, ma che ha lasciato un grande segno nella storia di ognuno. Troppo spesso dimenticato, dato per scontato e poco preso in considerazione, la nostra “venuta al mondo” lascia una cicatrice indelebile sul corpo, e non solo una. Tocchiamoci la pancia: il nostro ombelico, centro di ogni energia, punto magico per molte religioni e culti pagani. E questo è solo il segno fisico di quel momento speciale. A livello emotivo, mentale e spirituale la Nascita è il trauma piu’ potente mai provato. Da li’ in poi’, siamo soli; responsabili al 100% della nostra vita, della nostra sopravvivenza e del nostro futuro. Starà a noi capire quanto piangere, ed urlare, per essere presi in considerazione, per essere nutriti e per essere coccolati.  “Siamo soli, con tutto cio’ che si ama”  scrisse Novalis: altro pensiero che condivido molto. Perché è proprio cosi’, dalla nascita in poi siamo davvero solo noi, soli con noi stessi, condannati a vivere in perenne presenza di cio’ che siamo. Suona un po’ come una condanna.. Beh, ricordiamoci di tutto il pensiero dello scrittore tedesco: soli si’, ma “con tutto cio’ che si ama”. I nostri genitori, i parenti, gli amici che incontriamo sul cammino, le nostre passioni e i nostri interessi: l’Amore è sempre con e dentro di noi.

In ogni cosa coesiste la “cosa” in questione ed anche il suo contrario: un po’ la storia del Tao. Ecco, nella Nascita coesiste anche la Morte. Una morte per la gestazione in pancia ed una separazione dalla nostra mamma. Soprattutto una morte per una parte di noi, che ci ha accompagnato lungo tutta la gravidanza. La placenta: ci ha sostenuti nella crescita, ci ha aiutato nella nutrizione e nell’eliminazione delle tossine, ci è stata sempre vicina, per permetterci di vivere. Una parte di noi, e della nostra mamma, che si è “sacrificata” (notare il termine sacro nella parola) per permettere a noi di vivere. Una parte che, se vogliamo, a livello spirituale, ha scelto di ricoprire questo ruolo, consapevole della fine molto breve al quale andava incontro.

La placenta si presenta come una grossa sacca, piena di vene e capillari, che si congiunge al bambino tramite il cordone ombelicale. Quest’ultimo sembra un tronco, mentre le venature della placenta sembrano i rami di un albero. È emozionante vederla tra le mani, con il cordone ancora pulsante, pieno di vita.

Ho avuto la fortuna di assistere ad un parto naturale, il Lotus Birth, anche chiamato “Parto con la placenta”. Un’emozione indescrivibile. In poche parole, dopo la fuoriuscita del bambino (continua a leggere sul blog “Il diario di Veronica”).


Il video è un po’ noioso ma non ne ho trovato uno più esaustivo 😉

di Veronica Cerquettini

APPELLO AD UN BUON GINECOLOGO: CI PUò SPIEGARE COME GUARIRE DALLA SCIALORREA?

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Visto il successo del post dedicato alla scialorrea, ritorno sull’argomento per ampliarlo e chiedere direttamente l’intervento di un professionista.

Il grande numero di viste ricevute dal post “Scialorrea:  l’incubo della mia gravidanza” è infatti dato dalla pochezza di informazioni che si trovano online e che siano relative all’argomento in questione. La formula si potrebbe semplificare nel seguente modo: poche donne incinte soffrono di scialorrea = se ne parla pochissimo = il mio post è una delle rari fonti (poco autorevoli ma pieno di esperienze concrete) in cui una persona afflitta da tale disfunzione possa trovare appoggio psicologico. Sì perché  con il passare dei mesi sotto la descrizione della mia esperienza si sono collezionate anche quelle di altre donne che, riga dopo riga, ci tengono a condividere il vero concetto della sciallorea: il malessere continuo e il profondo disagio. Una condivisione che oltre a dare sfogo ad una repressione mentale non da poco, sostiene le “donne che sputano” grazie alla semplice idea di “non essere sole”. E’ questo infatti una delle peggiori conseguenze dell’ipersalivazione: le persone che circondano chi ne è affetto, non capiscono fino in fondo le gravi difficoltà che la malattia comporta e, conseguentemente, la persona si sente sola, incompresa e a volte arriva addirittura al punto di pensare che è tutta una questione psicologica e che forse è semplicemente pazza.

Visto che online si trova poco materiale che spieghi da cosa sia generato il ptialismo e, visto che i ginecologi (che hanno seguito la mia e le gravidanze delle altre donne che hanno scritto a Gemelliribelli) hanno praticamente ignorato il problema, faccio appello ad un BUON professionista che possa casualmente incappare in questo blog affinché spieghi per bene cosa sia questa malattia e, soprattutto, se esistano dei rimedi che possono essere utilizzati anche dalle donne incinte.  Leggi il resto di questa voce

MANUALE DI SOPRAVVIVENZA AI GEMELLI: LA STRATEGIA DEL SOLDATINO ROSA

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Domani si conclude la mia vacanza italiana e si ritorna quindi in Spagna. Si ritorna alla vita a quattro, all’asilo ed alla routine. Il tutto si potrebbe efficacemente tradurre con “si ritorna alla fatica pura e dura” visto che, a differenza dell’Italia dove ho sorelle, mamma, zie e cugine con cui condividere le fatiche by Ale e Leo, in Spagna torno ad essere sola soletta.
A tal proposito, colgo il suggerimento di Barbara per descrivere il mio personalissimo manuale di sopravvivenza a due gemelli di 21 mesi.

Questa è la fatidica domanda che più persone mi fanno o meglio, che mi fanno le “monomamme” : “io non riesco a gestire il mio, come fai tu con due bambini e da sola?” 

La risposta è ovviamente, la MIA RISPOSTA, discutibilissima e probabilmente sbagliata ma è quella che sono stata capace di elaborare in questi mesi. Consta di due fasi:
1) sopravvivere a due gemelli è tanto più facile quanto più li ignori.
2) credersi sempre un soldatino rosa.

Prima che il mondo delle mammole mi salti addosso tacciandomi di maltrattamento infantile, mi spiego meglio.  Leggi il resto di questa voce

PRIME LEZIONI DI VOLO! Le immagini

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Visto che papà è in Spagna e muore dall’invidia per via del fatto che non è potuto essere dei nostri in questa bella mattinata, pubblico alcune immagini relative alle prime lezioni di volo di Ale e Leo.

Invitati dagli amici Tina, Andrea, Ari e Davide, siamo stati sul “Pra dei Gai“, a Portobuffolè, a vedere il raduno autunnale di un club di amanti dell’aeromodellismo. Vista poi la passione dei gemelli per “l’aereo” non potevamo proprio perdercela un occasione del genere!

Raffa, ti informo che, per la prima volta nella sua vita, Ale, alla domanda “Dov’è il tuo papà?” ha saputo rispondere – senza alcun suggerimento – ” Pagna” (Spagna)! che carino…ha difeso la mamma che per la prima volta non è stata presa per una ragazza-madre. Leggi il resto di questa voce

NON PORTATE I BAMBINI AL CIRCO ED ALLO ZOO

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Le emozioni, è proprio vero, in alcuni casi annebbiano il cervello.

Prendete vostro figlio, il bene che gli volete, i sorrisi che fa quando vede un animaletto muoversi e magari anche produrre il proprio verso. Ma quanto carino non è il vostro cucciolo quando imita l’elefante, la scimmietta, il leone, il cane, il gatto…“aaaa…cuore di mamma: ma quanto bravo sei!“. E così inizia la tortura per amici e parenti che tra sorrisini tirati e pazienza da santi si devono sorbire la solita mamma rimbambita che fa fare la scimmia al figlio “simpatico”.

Ora, le migliori scuole di versi, per un bimbo divertente, sono ovviamente due: il circo e lo zoo.

Prendete quindi un bel tendone colorato, lo zucchero a velo ciucciato da vostro figlio, il suo entusiasmo, gli occhi sgranati ed increduli, la felcità delle foto scattate in un giorno tanto emozionante e….andate a quel paese!

Siamo noi genitori che annebbiati dall’amore per i nostri figli ci dimentichiamo di quei poveri animali che non si divertano per nulla. Cosa stiamo insegnando ai nostri bambini? Sempre la solita stessa, vecchia lezione SBAGLIATA: che gli animali sono al servizio dell’uomo; che li dobbiamo poter accarezzare, deridere, che ci possiamo giocare sempre e quando noi lo vogliamo. Gli insegnamo che gabbia, tendone, e frusta sono simpatici, divertenti e quindi positivi. Gli insegnamo che l’animale è tanto bello da meritare delle sbarre fredde  ed una vita finta. Leggi il resto di questa voce

A.A.A. CERCASI LAVORO

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In questa pagina voglio assumere la parvenza di una persona seria o meglio, la parvenza di quella persona che ero tempo fa: una ragazza dinamica concentrata su un lavoro che mi divertiva un sacco e che mi procurava molte soddisfazioni. Che cosa facevo?

Lavoravo in Italia per Etymo s.r.l. un’azienda trentina che gestisce dei webmagazine tematici: TrentoBlogMountainBlog WineBlog. Mi occupavo della parte redazionale dei siti, ne scrivevo parte dei contenuti e soprattutto mi gongolavo nel produrre audio e videointerviste. Un lavoro molto stimolate che, articolo dopo articolo, intervista dopo intervista mi dava la possibilità di conoscere gente nuova e soprattutto di informarmi su argomenti distinti: enogastronomia, sport, cultura, spettacolo, ecc.

Visto che, a partire da settembre (quando FINALMENTE potrò mettere i gemelli al nido) sarò alla ricerca di un lavoro, voglio usare questa pagina per proporvi i link ad alcuni articoli, audio e video interviste che ho fatto per la Etymo e che (magri) possono servire a “qualche internauta” per farsi un’idea di come mi muovo nel mondo della comunicazione (certo, non sono scema: sfruttiamoli questi socialmedia!).

Se ancora non si fosse capito: cerco lavoro!!! ;-P

Per ascoltare le interviste audio- video e leggere i post clicca qui. 

ATTENZIONE: GENITORI IPERPROTETTIVI NUOCIONO GRAVEMENTE ALLA SOCIETA’

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Mamme di tutto il mondo: ridimensionatevi. Se vi identificate con l’identikit che sto per fare, mandatemi pure a quel paese, ma veramente, mettetevi una mano sul cuore. Morale del post: i genitori al giorno d’oggi sono sempre più spesso fonte di disgregazione sociale, maleducati, invasati di iperprotezionismo nei confronti dei sempre più temuti (dal resto della gente) figli.

Ora vi spiego il perchè della mia indegnazione.

La mia sorellina più piccola, l’oramai 20enne Greta, da quasi un annetto lavora presso l’aerea bimbi di un centro commerciale. Fa l’educatrice a mezza giornata; per riuscire a coprire tutti i pomeriggi della settimana è dovuta passare per mesi e mesi di sostituzioni e ovviamente, non ha ne contratto ne un ingente guadagno.
Si dice sia brava: ci sono bambini che quando vanno al centro chiedono di andare all’area giochi e, nello specifico, di giocare con Greta. Non è mai arrivata in ritardo, non ha mai chiesto un giorno di malattia (alla quale non avrebbe comunque diritto), è educata, gentile e soprattutto lavora con passione in compagnia dei bambini. In poche parole: è il lavoro che ha sempre voluto fare.

Il fatto: la scorsa settimana stava disegnando con un bimbo di 7 anni quando questo le chiede un bicchiere di acqua. Nel farlo, il minore fa il gesto del pollice che entra in bocca quale fosse una bottiglia. Al vederlo, Greta esclama istintivamente “dai, prova sì a ciucciarti il dito e vediamo se esce dell’acqua”. Entrambi ridono divertiti e poi mia sorella gli porge un bicchiere rinfrescante. Trascorrono due orette e la madre ritorna all’area giochi per riprendersi il pargolo. Se ne vanno sorridenti. Sono tutti contenti.

Dopo una ventina di minuti Greta vede ricomparire sull’uscio madre e figlio: lui una faccia seria, lei a dir poco incazzata. Si avvicinano al bancone e la chioccia inizia a sbraitare:
“Chi è quella che ha detto a mio figlio di ciucciarsi il dito????
“Chi è quella maleducata! Ma come vi permettete di parlare così ad un bambino di sette anni! Ma stiamo scherzando? Ma io la denuncio! Io porto qui mio figlio nella speranza che passi bene il suo tempo non che venga trattato così”.

Credo che nel cuore e nella testa di mia sorella sia scoppiato qualcosa un po’ come quando esplode un uovo nel microonde. La povera rimane allibita alla vista di una scena che non comprende e non riesce a giustificare. Si interroga sul perché quella sua frase sia stata tanto infausta. Cosa ha detto di male? Maleducata? Ma se entrambi si sono divertiti! Ma…ma…non capisce.  Leggi il resto di questa voce