TAGLIO CESAREO, PARTORIRE SENZ’ANIMA

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Oggi tocco un argomento serio: quello del parto e lo voglio fare con la speranza che qualcuno possa condividere con me una sensazione stranissima che mi porto dietro da quell’11 febbraio 2011. Per farvi capire di che cosa stia parlando, ho prima bisogno di raccontarvi come sono andate le cose.

Due gemelli, uno podalico: è necessario intervenire con un taglio cesareo. I medici decidono di programmarlo all’inizio della 38 settimana di gestazione:
“le piace l’11 febbraio?”
“mmm…no, preferisco i mesi caldi…”
“peccato, i suoi figli nasceranno il giorno della Madonna di Lourdes”
“Amen…cosa vuole che le dica…va bene”.

Si inizia così: con lo sapere in anticipo e quasi con l’assoluta certezza che diventerai mamma in quella data precisa, no effetto sorpresa, nulla sarà lasciato al caso. Mi danno una sorta di lista della spesa contenete le istruzioni che dovrò seguire a partire dal pomeriggio del 10 febbraio quando dovrò presentarmi al reparto ed occupare la mia postazione.

Arrivo brava, brava, mi metto una vestaglia scomodissima che mi tira sull’abnorme pancia e inzio una serie di esami di routine. Il tutto si conclude velocemente, ora non mi resta che aspettare che la notte passi tranquilla e che alle 8.30 del mattino successivo mi aprano la pancia.
Quella mattina, come è naturale che accada in ospedale, mi svegliano all’alba per fare le pulizie: sono le 6.00. A quel punto non riesco più a dormire e rimango in attesa che arrivino Raffa e mia mamma pronti a godersi da primi spettatori uno dei giorni più importanti della loro vita. Io invece, non capisco bene quali siano le mie sensazioni: da un lato, sebbene tranquilla, non posso non pensare al fatto che non mi sono mai nemmeno messa un punto e che a breve invece mi squarteranno come un maiale (sì, ho commesso l’errore di vedere alcuni tc su youtube quindi sono consapevolissima di come si effettuerrà l’operazione e di come ravaneranno con le braccia dentro il mio addome); dall’altro lato però continuo a ripetermi che tra poche ore avrò non uno, ma due figli. Inizio a sentirmi strana, c’è qualcosa che non mi torna…

Arriva Raffa, mia mamma sta ancora cercando parcheggio. Nel mentre compare anche l’infermiera che mi dice di accompagnarla a fare gli ultimi esami. La seguo e con mio grande stupore capisco che sto per varcare la soglia del “blocco parto”: una volta entrata ne uscirò cambiata. Mia mamma non arriva in tempo per salutarmi e farmi le raccomandazioni di rito. Ansia.

Mi infilano un camice freddo e mi legano la pancia con delle sonde che servono per monitorare il battito dei bambini. Non ne trovano uno…sembra che per l’occasione si sia messo in una posizione che impedisce di ascoltargli il cuore. Io so perché lo fa: per lui è un momento importante e non vuole che una vecchia infermiera scorbutica e dalle mani gelate frughi tra le sue sensazioni più intime. Ma invece continua a farlo…ok, cuore trovato, tutto apposto. Raffa mi sta accanto ma è come se non ci fosse: la presenza di quell’infermiera rende il tutto privo di emozione e intimità.
Ago di qua, flebo di la…”è pronta, possiamo andare. Saluti il suo ragazzo
“Di già? ma se sono solo le 8.00, non era alle 8.30?”
“Tutto è pronto, così finiamo prima”.
Andiamo va, così finiamo prima…uno sterile bacio al povero Raffa e mi trascinano in sala operatoria.

Una volta dentro rimango colpita dalla luminosità della stanza: mi sembra di essere già in paradiso tanto luminoso è l’ambiente. Il panorama però è movimentato da una schiera di camici verdi che prima mi salutano e mi fissano in posizione d’accoglienza (tutti in riga, braccia conserte) e poi, una volta che la balenottera (io) è stata posizionata al centro della sala, iniziano a muoversi come elettroni confusi da un fascio di energia.

“Signora, ora si deve sedere su questo tavolo. Venga, l’aiuto”.
Tavolo??? quello non era un tavolo, era si e no una sbarra di metallo freddo, ampio forse una sessantina di  cm e a malapena accoglie il mio sedere da gravida.
“Si pieghi il più possibile in avanti, non si muova e non respiri: l’anestesista le inietterà la peridurale

Ci siamo, da questo momento in poi sarò in balia degli eventi, non un movimento sarà volontario, nulla sarà naturale. Un ago non proprio sottile mi attraversa la pelle e s’infila tra le vertebre. Pochi secondi  e già non lo sento. Negli ultimi istanti di motricità mi aiutano a sdraiarmi sulla tavola della Barbie, mi divaricano le braccia e con mia sorpresa me le appoggiano su due tavolinetti che all’improvviso mi compaiono accanto. Me le legano con delle grosse cinture di cuoio marron scuro “così evitiamo qualsiasi tuo movimento”.

In questo preciso momento mi si riempie il cuore di un’unica amara sensazione: sto per dare alla luce due gemelli e mi sento come un maiale  dalla pancia enorme, le braccia bloccate, legata ad un tavolo da macellai. Non credevo davvero che questo – teoricamente il momento più bello della mia vita – potesse iniziare in un modo così freddo, sterile e ghiacciato. Sono tristissima. Non ci sto mettendo l’anima: non uno sfrozo, non un singolo dolore, nulla. Tutto mi ricorda la tonsillectomia che feci quando avevo 18 anni.

“Se le tocco le gambe sente qualcosa?”
“No”. Non faccio nemmeno in tempo a rispondere che già sento l’odore della carne bruciata. Youtube-i video-pancia tagliata. Immagino lo strato di cute che si dilata, il grasso giallastro che si intravvede sotto il bisturi bollente…basta, ora non voglio ricordare il resto, ma solo cercare le mie emozioni. Ma come si fa a concentrasi sul cuore quando si sentono strattoni, flussi caldi e rumori indistinti che ti riempiono la testa?  I ginecologi poi…sono in due: uno agisce, l’altro controlla e nel mentre che fanno? Parlano delle vacanze! Una di loro a breve partirà per non ricordo quale meta tropicale…Il tutto si racconta sopra una pancia aperta, un maiale legato e due maialini che iniziano a vedere bagliori sconosciuti.

9.27 in primo vagito. E’ una voce forte, decisa e non lamentosa. Sembra arrabbiata più che sorpresa. Non è un vagito, ma un “porcavacca cos’è sto casino!” e ora, conoscendolo il mio Ale, mi sa che stava dicendo proprio quello. Io non fiato, non mi capacito. Sono ancora in balia della mia stranissima tristezza. Mi viene da piangere perchè vorrei essere sola e godermi quel momento per davvero.
Il vagito si allontana sempre più e ora proprio non lo sento. Un’infermiera mi avvisa che lo stanno portando all’isola neonatale e che tutto è andato bene. Ora tocca al “maialino” numero due.
Ancora strattoni, ancora strappi e poi la ginecologa (che oramai immaginavo con il cappello di paglia e l’infradito) esclama “eccolo qua”. 9.28 Leo è “nato”. Nessun pianto, ma non mi preoccupo: tutti sembrano tranquilli e dai video di youtube ho visto che molti bimbi nascono senza piangere. Leo è più paziente, si lascia fare, non s’arrabbia.

“Brava Signora: tutto bene! Ora la risistemiamo e poi potrà vedere i suoi bambini”.
“Brava? Brava di cosa! Io non ho fatto proprio nulla, anzi…”

Dentro è tutto un miscuglio di energia e tristezza, mi sento impotente, ma sollevata, stanno bene, ma non sono più nella mia pancia, derubata? operata? le tonsille? a no, erano bambini! sono mamma? di già? così? questo è diventare mamma? ma dove sono le lacrime di gioia, le sensazioni meravigliose che TUTTE mi hanno descritto! Dove sono? Io voglio solo che tutto sparisca, che se ne vada in ferie la ginecologa, che l’infermiera la smetta di farmi mille domande sceme – che, se permette, non sono affari suoi – voglio solo sentire il contatto con la natura, lo sforzo, l’energia creatrice, voglio sentire che tra me e  la mia pancia c’è collaborazione, c’è sintonia e che tra me e i miei bambini c’è un’energia potentissima che da la vita. Invece sento solo il vuoto delle tonsille che non ci sono più. Inizia a farmi male la testa e sento risalire il vomito. “infermiera, mi viene da vomitare, mi gira la testa per favore?”

Una veloce ripulita e “eccoli Signora“. Sto male, ho ancora il corpo bloccato, due medici che mi cuciono la pancia e un’infermiera che mi aiuta a girare la testa dall’altro lato. Lì compaiono due lenzuola bianche. Non ho molto campo visivo, le vedo solo con la coda dell’occhio perché l’immobilizzazione è totale: vedo due gambette secche che escono da un lato e una palla pelosetta che si muove dall’altro. Cavoli: non li vedo! “me li abbassa per favore? non vedo nulla”. L’infermiera si avvicina ancora un po’ e sposta leggermente il lenzuolo. Continuo a non vedere un granché, non mi posso muovere, non li posso nemmeno toccare, non riesco a vedere la faccia dei miei due bambini perché non controllo nulla. No, questo non è decisamente modo di conoscerci cari miei…cerco di comunicare telepaticamente con loro, di avvisarli che appena mi slegheranno avrò braccia e labbra per riprendermeli e tenerli con me. Mi faccio e mi fanno una pena indescrivibile.

Eccomi. Ora sono sola, medici e infermieri sono andati lasciandomi riposare nella stessa sala operatoria. La luce mi sembra più fioca. Sono ancora nauseata. La tristezza poco a poco svanisce per lasciare spazio alla stanchezza. Vorrei dormire. La testa continua a vagare tra eventi, sensazioni desiderate ed emozioni vissute. Confusione estrema, disorientamento. Ringrazio il destino perchè tutto è andato bene, ma continuo ad avere la strana sensazione di non aver partorito. Mi porto le mani alla pancia e…non c’è più. Il mio grumo di gioia mi è stato portato via. Continuo a ripetermi che dovrei essere al settimo cielo: ho due bambini e tra un po’ li conoscerò per davvero, ma il mio cuore continua a ripetermi “hai due figli ma non ho mai partorito”.

Questa strana sensazione ce l’ho ancora. Ogni volta che sento qualcuno parlare del proprio parto io mi rattristo e sento che a me è mancato e manca qualcosa: il legame tra la mia pancia, me e i miei bambini. E’ come se tra gravidanza e parto sia mancata l’anima.

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  1. Cavolo Jessica, mi dispiace, Non pensavo che il parto cesareo fosse cosi freddo e traumatico. 😦
    Anche perche’ qui in Inghilterra fanno vedere programmi dove la donna si puo’ portare dietro il compagno o la madre in sala operatoria, e nn viene legata!! Non capisco…magari fan cosi solo in Italia?

    • Non so se si faccia solo in Italia, mi sembra che anche in Spagna non sia permesso. Ad ogni modo credo dipenda dalla politica dell’ospedale e che i programmi tv dedicati al parto siano fatti per tranquillizzare più che per spaventare. Non so, credo…
      Grazie Fra! Un abbraccio! P.S. xè hai tolto le foto di te così bella e di bianco vestita? ci sono tornata per studiarmi l’acconciatura ed erano sparite! peccato…

      • Si potrebbe essere quello il motivo, solo per la TV, peccato pero’, e’ davvero troppo impersonale come cosa, la donna dovrebbe sentirsi protagonista del proprio parto, non importa se naturale o cesareo.

        PS. NN ho tolto le foto! Non le ho nemmeno toccate! 0.o

      • davvero? ma sono stat li un bel po’ a cercarle. Va beh, poi ci ritorno…grazie ancora per la comprensione! 🙂

      • Io ho i brividi per la tua di freddezza!!!! Quello é stato comunque sia il giorno più bello della tua vita, capisco il trauma solo fino ad un certo punto perché comunque tu non.eri predisposta a vivere serenamente quella giornata in quanto le cose non si facevano come avresti voluto tu, ed io comprendo bene quella sensazione ma per il contesto opposto che mi si prospettava. Ero destinata al naturale, ma io nn volevo avevo paura dei dolori atroci, di quello che si vede nei film diciamo, ma pensavo ok ce la farò come tutte, poi iniziai a docomentarmi e mi resi conto nn solo che il cesareo sarebbe stato più sicuro come parto, ma che così mi sarei evitata quella che sarebbe stata la mia fine, di cosa parlo? EPISOTOMIA quello squarcio con il bisturi nelle parti intime per far passare la testa del pupo ed evitare una lacerazione dei tessuti vaginali. Mi avrebbero tagliato come una cozza, poi piena di punti e chissà se dopo anni sarebbe stato di nuovo come prima fare l amore con mio marito, visto che ne ho sentite una miriade di testimonianze. Alla fine ho scelto io taglio cesareo programmato per evitare un forte trauma psicologico, é stato il giorno più bello della mia vita accanto a mio marito che mi dava la mano, ho vissuto tutto con Gioia assoluta ma ti dico una cosa anche se avessi fatto il naturale certo mi sarei avvilita ma non parlerei mai male del giorno più bello della mia vita

      • Io non parlo male di quel giorno…solo racconto le sensazioni che hovissuto e che, sicuramente, non sono telcomandabili. Che quel giorno non sia stato meraviglioso quanto avrei voluto, non vuol certo dire che io sia fredda o che non debba dire le cose come sono andate. Piuttosto, proprio per la complessitá dell’evento, psicologicamente parlando, io non mi permetterei mai di giudicare l’esperienza e la sensazioni altrui che per loro natura non sono giudicabili in quanto involontarie. I punti di vista,nella vita, sono parte delle differenze tra le persone: io per esempio, al posto tuo (che da quanto dici eri destinata al parto naturale e quindi significa che non avevi alcun problema) avrei scelto a braccia aperte anche l’epistomia che, sinceramente, non è il peggio del peggio di un parto…Avrei scelto di partorire come madre natura vuole che sia! DI vivere il potere del patro, della forza generatrice, del diventare mamma in prima persona. Io avrei scelto il dolore e lo sceglierei ancora oggi perchè, ripeto, tutt’ora avverto che tra la pancia e la nascita dei miei bimbi è mancato qualcosa. Che cosa vuoi che ti di dica? che ascoltare i programmi di vacanza dei ginecologi, mentre odoravo l’odore di carne bruciata, avvertivo gli strattoni dei medici, vomitavo per l’anesteisa e sia stato il momento piú bello della mia vita? Ma perpiacere….siamo realistici e meno famiglia del MulinoBianco…….il momento piú bello è stato quando, a letto, mi hanno dato per la prima volta i bimbi. Punto. E ripeto, io non mi permetterei mai di giudicare le EMOZIONI o le esperienze altrui per quanto diverse possano essere dalle mie. Inoltre, e qui chiudo, tu HAI SCELTO il tuo parto, io NO. La freddezza ce l’hai avuta quando hai pensato di fare quella scelta (che a me sembra poco giustificata, sinceramente). Io non ho avuto alcuna possibilitá..non ho potuto nemmeno avere mio marito accanto, o toccare i bimbi appena nati.

  2. Ceottina carina…porca puttana…cada día mejor, hoy sensacion al leer el post diferente a todos los demás…
    P.D. se aceptan peticiones sobre el tema del que queremos que hables…?

  3. mi è piaciuto il tuo racconto perché è molto toccante e perché mi ha fatto in parte rivivere quanto successo con la nascita del nostro bambino… parto cesareo (anche se d’urgenza e non programmato) e capisco bene le sensazioni che puoi avere provato e questa specie di apice mancato e di clima ben diverso dalla festosa liberazione con famigliola riunita ed abbracci collettivi che uno si è sempre immaginato pensando alla nascita del proprio bambino… anche se spero che col tempo quelle tue sensazioni si siano stemperate e siano rimasti tutti gli altri momenti della gravidanza 🙂

  4. Che brividi… quando si legge sembra di essere in stanza con te a viverlo… dal dolore alla gioia… e guarda adesso che due stupendi gemellini che hai.. la mia supermamma! baci a voi

  5. Ho avuto anche io un parto cesareo, che però era programmato già dal 3°mese, dietro indicazione dell’oculista (avevo avuto un trauma con lesione alla cornea): la mia è stata un’esperienza diversa, non ho voluto l’epidurale. Arrivata in sala operatoria, ho trovato, l’anestesista che ascoltava Radio Maria, cosa che mi ha mandato l’ansia alle stelle… l’anestesia “non mi prendeva” con le dosi normali, mi hanno così sparato in faccia uno spry che mi ha fatto addormentare immediatamente…salvo poi svegliarmi mentre mi ricucivano, tra le imprecazioni dell’anestesista che diceva al chirurgo “cavolo, questa è già sveglia!” ..

    • Cavolo Fab, la tua esperienza sembra ben peggiore della mia! non sapevo si potesse rifiutare l’anestesia durante un cesareo…non capisco…come si fa? Ma ti hanno solo addormentata con lo spray? Visto che dici che non ti sei fatta fare l’epidurale….Comunque a me non hanno dato scelta alcuna. Ad ogni modo, RadioMaria io l’avrei fatta spegnere…che paura!!! e poi….ti sei svegliata mentre ti cucivano???? Aiutoooo!!! Tremendo!!!! Sembra un racconto del terrore! Scherzi a parte, spero tu abbia un buon ricordo di quel prezioso momento…Grazie!

      • Mi hanno fatto l’anestesia tradizionale, solo che visto il mio stato di “agitazione” probabilmente dovevano iniettarmi la dose per cavalli imbizzarriti, e non quella per umane incinte…così hanno dovuto pure “spruzzarmi”.
        Avevo chiesto all’anestesista se poteva cambiare stazione radio, la sua risposta, piccata e scocciata fu: “tra un pò iniziano il Rosario, non posso perderlo”..sob sob.
        Sono passati 19 anni da quel giorno, ora ci sorrido sopra, all’epoca…un pò meno! Considera poi che ho visto mio figlio, dal vivo, solo dopo tre giorni, puoi capire come stessi “nera!”..(il nido era situato in un altra ala dell’ospedale, e non mi fecero alzare prima dei fatidici “tre giorni”…).

  6. Eccomi qui… Io due giorni di “agonia” (mi si sono rotte le acque il 31 maggio e ho dato alla luce Piedona il 2 giugno!) e dopo appunto l’agonia un cesareo d’urgenza. Capisco tutto quello che hai provato, ancora rabbrividisco pensando al mio parto. Mi sono dimenticata il dolore delle contrazioni, la stanchezza, l’ansia, l’attesa… ma non l’operazione, non la sala, non la paura alle 3 di notte di non farcela più dopo tutto quello che era successo nelle ore precedenti.
    Non ero preparata al cesareo, non sapevo neanche cosa mi avrebbero fatto, le conseguenze. Sul lettino, mentre mi portavano in sala operatoria dopo essere stata a gambe aperte nella sala parto con una testona di una Piedona che non si voleva incanalare, dopo inutili spinte, nessuno mi ha spiegato niente e mi ha detto che era ora di tirarla fuori che lei stava soffrendo (ma va?? dopo due gg. dalla rottura delle acque!!)
    Ancora piango, da sola, se ripenso al mio parto.
    Ma per fortuna ora c’è lei.
    E ne è valsa la pena.
    Barbara

    • Ciao Barbara, effettivamente anche la tua non è stata un’esperienza da poco. Mi dispiace che non abbia un buon ricordo del parto, ma allo stesso tempo sono certa di poter parlare anche per voi se dico che “alla fine c’è andata comunque bene”. Questo è l”importante. Un abbraccio a te e alla piccola Piedona! Grazie

  7. Pingback: Dal Blog di Jessica, gemelli ribelli, « Il diario di Veronica

  8. Jessica io sto piangendo….hai descritto perfettamente ciò che ho provato il 20 dicembre 2011 quando mi hanno strappato dal grembo la mia meravigliosa figlia, e ciò che provo oggi….manca un passaggio, manca un pezzo.il tempi passerà ma nessuno potrà restituirmi ciò che non ho vissuto.

    • Ciao Cristiana…mi rincuora un po’ sapere che non sono l’unica ad averla vissuta cosí ad ogni modo guardiamo avanti e godiamoci i nostri figli! Un abbraccio

  9. Ciao… mia figlia è nata meno di una settimana dopo i tuoi bimbi, anche lei con cesareo… condivido, in parte. In parte però mi sono detta: paragoniamo sempre il cesareo al parto vaginale E ideale. Ma non sempre lo sono. E a volte, in quei casi, va male per mamma o bimbo… Penso che sia importante riflettere tanto su come migliorare quest’esperienza per mamme e bimbi, però senza demonizzarla in toto… Che ne pensi? (come vedi, ormai sono di casa!)

    • Ciao Jessica..quello che dici è vero: il cesareo se serve, serve e sicuramente è più sicuro di un parto naturale ma il mio accento voleva marcare un’altra nota ovvero, che dal punto di vista psicologico, lascia delle conseguenze non mortali certo, ma comuqnue profonde. Io mi sono sentita cos¡ come ho scritto e semplicemente non avrei mai detto di poter vivere il parto in un modo così sterile. Probabilmente per te é stato meno “freddo”, no? Grazie per il tuo apporto

      • Il cesareo non è più sicuro di un parto vaginale …è un intervento chirurgico! In alcune situazioni è indispensabile ma sono la minoranza! Sapete che negli USA nemmeno una gravidanza gemellare è elettiva x tc?! In italia hanno una smania di intervenire chirurgicamente e di interferire col parto usando 1000 stratagemma: rottura delle membrane, induzione, episiotomia ….se lasciassero fare alla natura invece di intromettersi!

      • a si? e come si giustifica tale smania? se non ci sono soldi! ma anche nel caso in cui i gemelli fossero uno di testa e l’altro podalico si sarebbe potuto partorire naturalmente? Io credevo fosse + sicuro il cesareo proprio perchè mi era stato detto che con un bambino podalico non si poteva nemmeno provare a partorire naturalmente….

      • Proprio x i soldi! Gli ospedali hanno bisogno di fare interventi chirurgici x chiedere rimborsi al SSN ….

  10. E’ un argomento difficile, sono sicuramente convinta che si potrebbe migliorare il vissuto delle mamme, specialmente quanto è un parto ‘a freddo’ e chirurgico, però quando si fanno confronti con gli altri paesi mi chiedo: guardiamo le statistiche dei parti, ma anche dei loro esiti? e mettiamo in conto tutti i fattori: età delle madri (da noi tra le più alte), figli unici, esperienza del personale (il parto podalico si può fare, se il personale però è preparato!!) etc etc? Davvero non lo so, penso solo che sia un tema difficile e che sia molto bello confrontarci!! Grazie!

  11. Bellissimo il tuo racconto..io ho subito un tc d’urgenza dopo 3 gg di sofferenze fisiche e psichiche..sn passati 9 mesi e ancora piango al ricordo di quei momenti..alla disumanità che ho trovato in ospedale..alla mia incapacità di emozionarmi quando mi hanno sbattuto mia figlia a pochi cm dal viso mentre mi sconquassavano la pancia e parlavano delle loro cose..poi ogni volta che mi guardo allo specchio e guardo quella cicatrice proprio non riesco ad accettare questa ferita..che è più quella della mia anima che ddl mio corpo..

  12. Concordo bellissimo racconto…in parte molto simile al mio, anch’io ho partorito due gemelli con taglio cesario ma d’urgenza, ho avuto la gestosi e i miei figli sono nati prematuri a 32 settimane.
    Sono stata molto male, e ho potuto vedere i piccoli dopo 5 giorni dal parto (per fortuna loro stavano bene). Oltre al partorire senza anima, c’è tutta la sofferenza nell’avere i bimbi in UTIN e nel poterli vedere ad orari stabiliti, nel chiedersi se stanno bene, nel vedere dottori, puericultrici che si occupano di loro, li cambiano, li lavano, gli danno il biberon cose che dovrebbe fare una mamma.Quando ho visto i bimbi la prima volta era come se non fossero i miei, come se me avessero rubati, non so neanche se sapessero che ero la loro mamma. Sono stata dimessa dall’ospedale e li ho dovuti lasciare lì da soli. Una brutta esperienza durata per fortuna solo 15 giorni, Sono diventata realmente mamma solo il giorno in cui li ho portati finalmente a casa.

    • Ti capisco. è davvero dura ma in momenti come quelli ci si attacca al fatto che comunque è andato tutto bene, no? Io, come ho scritto nel post, sono rimasta colpita da quel parto perchè tutt’ora, a due anni e mezzo dal fatto, sento che manca un passaggio tra me e loro. Chissá cosa avrebbe da dire madre natura…

  13. Anche io ho partorito i miei gemellini, Luca e Marco, col cesareo, all’ospedale La Paz di Madrid, dove vivo… Fino all’epidurale il mio racconto coincide con il tuo, ma da quel momento in poi, un’infermiera dolcissima, Rosa, mi ha preso la mano sinistra e tranquillizandomi infinitamente mi raccontava non ricordo bene cosa per via del rincoglionimento dovuto all’anestesia, ma quando é stato il momento di far venire al mondo i bimbi è stata ancora piú dolce, sono dovuti nascere alla 32esima settimana e non hanno pianto naturalmente, ma mi ha tanto rassicurata dicendomi che stavano bene, ed io ero felice che fossero nati in quell’ospedale… L’ho poi rivista un pomeriggio, in ospedale, all’uscita di neonatologia dove i bimbi sono rimasti per un mese, e l’ho riconosciuta, l’ho fermata e le dato quell’abbraccio che mi sarebbe tanto piaciuto darle in sala operatoria… La ricorderó per sempre!

    • Che bellezza! e che fortuna hai avuto! A me invece è sucesso che quando dovevo andarmene dall’ospedale, un’ostetrica del nido si sia proposta di venire a casa mia a farmi visita una tantum solo per darmi dei consigli “sobre la marcha”! Anche lei è stata decisamente importante per la mia tranquillità mentale e non le sarò mai abbastanza grata per quello che, disinteressatamente, ha fatto per noi. Davvero un angelo caduto da cielo! Un applauso per le ostetriche di qualità!

  14. Mi unisco all’applauso, e lo estendo a tutto il personale che lavora nelle varie unitá di neonatologia, quel mese dopo la nascita dei bimbi lo ricorderó anche e soprattutto per l’assoluta dedizione che veniva riversata sui gemellini da tante persone meravigliose!

  15. Come ti capisco, il parto cesareo non è un parto, è un intervento e basta. Anche io ci sono rimasta malissimo e ci ho messo tanto ad accettarlo.
    Però va da donna a donna, ci sono quelle che non battono ciglio, o che anzi sono più contente così.

    Ci sono però delle cose che si possono fare, quando ormai il danno è fatto e ci ha fatto soffrire, per elaborare meglio e per tornare a una dimensione naturale.

    Parlarne con altre che ci sono passate, e se si tende a deprimersi parlarne anche con esperti. La depressione, che poi è tipica di ogni tipo di parto, deve risolversi non instaurarsi per sempre.
    Sentire i racconti entusiastici delle mamme più fortunate non aiuta, ma ci si deve sempre ricordare che ci sono anche donne che hanno avuto esperienze di parto naturale spaventose. E non per compiacersene, ma per rendersi conto che ci sono molte sfumature intorno alla questione.

    Poi, iniziare con passione l’allattamento e impegnarsi e non interromperlo, cosa difficile per le gemellari e soprattutto ostacolata da parenti, amici e medici, ma possibile! Inoltre allattare manda in circolo ormoni importanti, fisicamente e psicologicamente, per riprendersi. Personalmente lo ritengo il mio capolavoro, anche adesso ne vado fiera 🙂 Tutte le altre mamme gemellari che conosco non hanno allattato, e anzi, mica solo le gemellari.

    Fare i massaggi con l’olio ai neonati unisce e conforta mamma e bambini, fa tornare a una dimensione calda e umida molto evocativa, e poi la trovo una cosa utile specialmente per coccolare intensamente i gemelli, che per forza di cose non possono mai avere la mamma solo per sé. Sono fisioterapista, ma la bontà dei massaggi è evidente anche senza questo.

    C’è un altro pensiero: nonostante la valanga di diverse opinioni a riguardo, la scienza medica salva la vita di tante persone. Il parto gemellare, beata chi lo ha potuto fare, può però a volte danneggiare o uccidere i neonati o la mamma, non sempre ce lo impongono per convenienza, quando serve serve e non ci sono chiacchiere. Forse non ci rendiamo conto di quante donne ci hanno perso la vita in passato. è facile adesso dir male, disperarsi o rammaricarsi quando la mortalità post partum è scesa quasi a zero, ma immagino la scena di quando essere incinta significava non sapere se si sarebbe sopravvissute, immagino una ipotetica me stessa del passato, che non riesco a partorire e sto magari morendo e nessuno può operarmi e salvarmi…brr!

    • Cara Sara,

      Per quanto riguarda la mia esperienza, forse é tanto entusiastica perché non avrei avuto alternativa per vedere i faccini dei miei Marco e Luca, vista la gestosi selvaggia che mi ha accompagnato durante l’ultimo mese della gravidanza… Quindi anche se dolorosa (in tutti i sensi, soprattutto dopo) non avevo scelta… Ma soprattutto una cosa, non so se ho capito bene ma sei madre anche tu di gemelli: come facevi a trovare il tempo per far loro i massaggini? Io avevo mia madre ad aiutarmi ed ero sempre distrutta e non avevo materialmente il tempo per farli, loro dormivano tanto, e quando erano svegli, allattavo (al seno fino a cinque mesi) e poi giocavo un po’ con loro, e poi si riaddormentavano… Comunque, sono d’accordo con tutto quello che scrivi, un saluto!

      • I massaggini ai gemelli li facevo dopo il bagnetto, prima di mettere il pannolino.
        Per ogni bambino basta qualche minuto e allora già che ci trovavamo sul fasciatoio potevo intrattenermici ancora un pò.
        Era una delle poche situazioni in cui potevo guardare negli occhi un bambino solo, e non so il bimbo ma io mi sentivo meglio.
        Era finalmente una vera comunicazione, una vera attività rispetto alle travagliate ore notturne di insonnia e allattamento alla cieca.

        Ma poi sono cose che durano talmente poco…solo alcuni mesi ed ecco che i bebè scappano sgambettando in giro per la casa trascinandosi appresso un tozzo di pane sbavato, e le priorità cambiano completamente.

        Per quanto riguarda avere un aiuto in casa, non so come facciano le altre mamme, per mia natura sono talmente isterica dopo i parti che non ho mai potuto sopportare l’aiuto di nessuno. Beh in realtà sono un tantino isterica anche normalmente 🙂
        La mamma o la suocera arrivavano con la voglia di giocare e di rivivere certe emozioni, io avevo solo bisogno che mi lavassero i piatti e mettessero in tavola qualcosa, possibilmente senza rompermi le scatole. Impossibile non offenderle.

      • Ti caspisco molto bene Sara. Io nei primi mesi soffirvo di una sorta di inadeguatezza verso i gemelli. Il fatto che fossero due e che non potessi dare tutte le attenzioni ad ognuno di loro ma solo la metá, mi riempiva (e credo che in parte lo faccia ancora) di tristezza. Il fatto poi che nonni e zie mi aiutassero nei primi mesi (sono stata dai miei i primi quattro mesi appunto e poi mi sono trasferita in SPagna, dal papá) è stato da un lato il regalo piú grande che mi abbiano fatto ma dall’altro sentivo che qualcosa “mancava” tra me e i miei figli. C’erano troppe mani di mezzo ed avevo l’impressione che i cuccioli non sapessero bene chi era la loro mamma (io li allattavo un pasto uno e un pasto l’altro…quindi venivano nutriti al 50 % dalla mia famiglia). AVrei voluto tanto stare da sola con loro in quei primi mesi, coccolarmeli a mio modo in piena solitudine, ma la cosa non era possibile e senza la mia famiglia non credo che ce l’avrei fatta. Uffff…che ricordi…un misto di allegria e trsistezza perchè come dici tu, tutto è sfumato in un battito d’occhio lasciandomi con la sensazione di non aver fatto tutto bene al 1000%.

      • Ciao, Jessica!

        Il senso di inadeguatezza credo che accompagni tutte le mamme di gemelli, si ha sempre la sensazione di non dare sufficientemente tempo ad ogni bimbo, però credo che i bimbi siano assolutamente felici perché la loro mamma fa tutto ció che può per loro! Come ogni madre… Un bacio!

  16. Ciao Jessica,
    anche io sono mamma di gemelli, o meglio di due gemelline nate l’11 gennaio 2013.
    Leggendo questo post, ho riprovato tutte le sensazioni che anche io ho vissuto durante il mio parto cesareo programmato. Finora non mi ero mai resa conto di quanto fosse stato asettico e freddo, ma è proprio così. Anche io mi aspettavo lacrime di gioia ed emozioni fortissime e invece no, le ho viste due secondi e poi me le hanno portate vie e le ho potute rivedere e soprattutto prendere in braccio e toccarle solo dopo più di 24 ore!
    e mi viene ancora più la rabbia se penso che forse avrei potuto tentare il parto naturale perchè non c’era apparente motivo per fare il cesareo.

    Inoltre anche io ho vissuto il senso di inadeguatezza nel non poter dare quante attenzioni avrei voluto ad entrambe le bambine perchè anche io per molti mesi sono stata sempre con mia madre che mi ha tanto aiutato anche se trasmettendomi tanta insicurezza in certe occasioni, però senza di lei non so come avrei fatto!

    ora le bimbe hanno quasi 13 mesi, io sono tornata a lavoro e loro sono a casa con la baby sitter.
    Con la baby sitter stanno bene, e dai suoi racconti sembrano bambine angeliche, mentre con me e il papà fanno storie per mangiare e non ti dico per fare la nanna… eppure anche io sono abbastanza inflessibile, quando fanno i capricci anche io le ignoro e le faccio piangere… sentendomi un mostro… poi mi deprimo, mi innervosisco, me la prendo con mio marito (che è sempre pronto a dire la sua!), e me la prendo con me stessa perchè mi chiedo dove ho sbagliato.
    Passo da giornate di esaltazione perchè penso di avere due bimbe belle e brave a giornate in cui odio tutto e tutti perchè mi sono capitate bambine pestifere e la mia vita va a rotoli!

    • Ciao Chiara…benvenuta nel gruppo!
      La parte finale del tuo commento, nonostante le apparenze, mi sembra l’unica conclusione possibile nella situazione in cui ti trovi. La mia vita non va a rotoli anzi, credo inizi ad ingranare proprio ora. I primi due anni dei bimbi peró, le cose erano molto diverse ed anch’io avrei potuto usare le tue stesse parole. Nervosismi di coppia, continue notti in bianco, capricci per mangiare, nessuno che mi aiutava durante il giorno….insomma…ero piuttosto avvilita. Credo peró che il problema nasca non tanto dalle fatiche bensí dall’idea che abbiamo della maternitá. Nel mio caso per esempio, sapevo sí che sarebbe stato faticoso, ma non ne ero consapevole al 100% e credevo che le gioie compensassero la mancanza di energie. Niente di piú sbagliato: avere dei gemelli NON ‘E MINIMAMENTE COMPARABILE con l’avere un solo neonato e quel tempo che le altre mamme dedicavano al gioco, alle coccole o al relax, nel mio caso non eisteva proprio. Una continua maratona, per due anni di seguito, senza mai dormire piú di un paio di ore filate… non è certo una pressione da poco. Mi riusltava difficile sorridere o godermi i piccoli momenti magici che un bimbo regalava perchè c’era sempre il fratello che mi impegnava in qualche altra faccenda. La mia conclusione è questa: i primi mesi di vita dei gemelli sottraggono alla madre (soprattutto se non puó contare sull’aiuto di nessuno) 10 anni di vita. Peró….( e qui arriva la parte positiva ;-)) dopo i due anni, le cose cambiano: i bimbi sono molto piú autonomi, capiscono benissimo molte cose e quindi possiamo permetterci maggiori spazi. Per esempio: se ora non vogliono mangiare, io non mi ci sforzo nemmeno. Gli tolgo il piatto e alè! si arriva al pasto sucessivo senza spuntini di alcun genere. Se non mangi la frutta…alè niente di niente (e non c’e pianto che mi faccia cambiare idea). È dura, è davverp molto dura perchè loro hanno la determinzione di una zecca, ma negli ulitmi mesi ho inizato a notare i primi frutti delle mie fatiche. Ci vuole tempo, pazienza e un pugnetto di ferro (http://gemelliribelli.com/2012/10/24/manuale-di-sopravvivenza-ai-gemelli-la-strategia-del-soldatino-rosa/) ma dopo la strada in salita (che stai percorrendo ora) ti aspetta una luuuunga, dolce discesa. Sii forte e torna pure quando vuoi. È sempre rassicurante sapere che c’è chi ti capisce benissimo e due chiacchiere (anche se virtuali) non possono che fare bene.

  17. Ciao Jessica il tuo blog mi piace molto, ho iniziato oggi a leggerlo. Il tuo racconto è molto toccante per me dato che solo 5 mesi ho vissuto un cesareo. Mi spiace per quelle sensazioni che hai dovuto provare, e credo tu sia stata in parte sfortunata. La mia esperienza è stata diversa. Cesareo programmato come te, la piccola Maia si era messa a testa in su. Il mio compagno era vicino a me, le mie bambine me le hanno messe subito accanto al viso sul petto una alla volta, appena nate. Poi le hanno pulite, controllate e rimesse sul petto contemporaneamente per un altro salutino e poi sono andate con il papà mentre finivano l’intervento. Il lettino freddo lo ricordo anche io, così come le luci abbaglianti del sala operatoria e la temperatura gelida. Però ricordo anche il calore delle ostetriche, che mi tenevano la mano, la ginecologa che con gli occhi lucidi alla fine é venuta a farmi gli auguri, e tutta l’equipe che si é presa cura di me, nel vero senso della parola. Nessuna discussione sulle vacanze o altro, solo poche parole tecniche. Il rumore della rottura delle acque lo ricordo ancora, e anche il pianto un po’ soffocato di Olivia, la prima a nascere, e di Maia.
    Devo però dire a malincuore che ho fatto tutta la mia gravidanza e il parto in Svizzera, perché è qui che vivo da due anni, e sono felice che tutto sia avvenuto qui. Perché tra amiche con la depressione per mancata assistenza durante il parto, e altre con esperienze di aborti al sesto mese da sole in bagno dell’ospedale devo dire che ne ho sentite di tutti i colori. Non voglio risultare anti patriottica, ma solo esprimerti la mia solidarietà, perché il parto, cesareo o naturale, dovrebbe essere uno dei giorni più belli per la vita di una mamma, e se per te non lo é stato credo che la colpa sia di una sanità e assistenza poco adeguata (salvo ovviamente complicazioni da attribuire a forze maggiori). Io sono stata trattata con i guanti d’oro, e non solo io. Ascoltata, capita e consigliata prima durante e dopo. Questo ha fatto la differenza. Il cesareo di per se é innaturale e quindi freddo e asettico, ma le persone che mi stavano accanto l’hanno reso caldo e umano. Non darti colpe quindi, le tue sensazioni negative derivavano anche dal contesto.
    Continuerò a leggerti e chiederti consigli, magari.

    • Cara AngelaP, mi permetto di intervenire rivolgendomi a te per chiarire un paio di cose che mi sembrano importanti. Come ha già detto Jessica, il parto é un momento che ognuna di noi vive in maniera cosí profondamente “personale” che probabilmente, anche se non ci fossero stati i discorsi vacanzieri di sottofondo, lei lo avrebbe vissuto in questo modo, cioé a suo modo in ogni caso… Poi vorrei dirti un’altra cosa, io vivo in Spagna da 15 anni e ti posso dire che la sanità publica in questo paese é veramente sensazionale, poi ci sono anche dei casi isolati di mala sanità, come da tutte le parti… Dici di non voler essere anti patriottica… Su cosa ti basi per dire che la sanità e l’assistenza siano poco adeguate in Italia? Io sono siciliana, isola sempre tanto bistrattata, però ti assicuro che l’assistenza ricevuta da mia sorella in entrambi i suoi parti cesarei (con bimbi prematuri in entrambi i casi) é stata a dir poco eccezionale… Perciò arriviamo alla tua conclusione, che é il fattore unico a fare la differenza davvero: se sei circondata da persone competenti nel loro lavoro e sensibili nel trattare una futura (o appena) mamma, tutto funziona, ma ciò non toglie che comunque si tratta di sensazioni personalissime, e sulle sensazioni non si può discutere. I miei tesorini hanno tre anni e mi sembra ieri quando avevano 5 mesi come le tue principessine… L’unica cosa che ti posso dire é di goderti ogni singolo momento perché il tempo corre cosí in fretta (e per noi mamme di gemmelli a volte mi sembra che anche di più) che in un batter d’occhio te le ritroverai già che corrono per casa!

      • Ciao Daniela, scusami forse mi sono espressa male. Probabilmente l’avrebbe vissuto allo stesso modo il parto, come dici tu. Ma so per certo che una buona assistenza aiuta tanto. Anche io sono siciliana e ti assicuro che quasi tutte le mie amiche che hanno partorito in Sicilia mi hanno raccontato cose negative, chi più chi meno. Ecco perché ho scritto quelle cose, inoltre una mia zia è ostetrica e spesso mi racconta cose raccapriccianti.
        Poi di sicuro ci sono molti casi positivi e medici competenti, non voglio negarlo. Sarò sfigata io ad aver sentito tutti questi racconti spesso molto tristi.
        Non volevo certo polemizzare, non è il luogo, ma solo dire a Jessica che con molta probabilità con altri medici si sarebbe sentita più a suo agio e quindi le sensazioni sarebbero state, forse, diverse.
        Ho vissuto anch’io in Spagna (non sai quanto mi sarebbe piaciuto venire a vivere lì) e ho visto che la sanità funziona piuttosto bene, inoltre lungi da me l’essere pro-Svizzera, dove la sanità è privata e più paghi più hai (e diciamolo pure è un paese tristissimo sotto alcuni aspetti!), ma io pago il minimo indispensabile e ho avuto un’ottima assistenza, fortuna forse.
        Poi sul perché penso che in Italia, anzi in Sicilia, per quanto posso dire, la sanità funzioni troppo spesso male, si può aprire un altro blog 😉
        Forse in me c’è un po’ di rabbia perché per farmi una famiglia sono dovuta andare via, perché giù tra lavori precari, in nero e sfruttamenti vari, non riuscivamo a fare nulla, io e il mio compagno. Ma questo è un altro discorso.
        Detto ciò, mi spiace se sono risultata poco sensibile, non volevo.
        Cercherò di godermi ogni attimo, perché come dici tu mi sembra ieri quando erano piccine e immobili e oggi me le ritrovo a pancia in giù e urlanti 😍.

      • Ciao, Angela!
        Capisco benissimo la tua amarezza per il sud, solo noi sappiamo quanto sia bella la Sicilia… Però di bellezza non si vive, né di sole e mare… ed ecco che dobbiamo lasciarla per poterci permettere un futuro che nella nostra isola é impossibile… Ma anche per questo argomento ci vorrebbe un blog a parte😉… Volevo dirti che probabilmente le tue amiche sono state particolarmente sfortunate, ho molte amiche, a parte mia sorella, che hanno partorito a Messina (la mia cittá) ed a loro non é successa nessuna cosa tanto dpiacevole come quelle che sono accadute alle tue amiche… coi miei bimbi durante le vacanze estive ho poi avuto modo di entrare in contatto anche col pronto soccorso, e con risultati sempre positivi… Non penso di essere una persona particolarmente fortunata, anch’io ho sentito tante cose che non s

      • Mi é partito il commento involontariamente… Dicevo che anch’io ho sentito tante cose, ma é meglio parlare solo delle cose vissute in prima persona: non ho mai avuto un’esperienza negativa in ambito sanitario fino ad ora… E ti assicuro che sono stata in contatto con ospedali e medici in numerosissime occasioni… Scusami se sono stata un po’ dura, non era mia intenzione… Ti auguro una buona serata, bacetti alle principessine😘😘😘

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